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News

I nostri consulenti sono stati invitati a partecipare al convegno organizzato dal Servizio Sanitario Regionale dell’Emilia-Romagna inerente gli infortuni e la prevenzione, durante il quale è stato presentato il nuovo portale OReIL (Osservatorio Regionale di monitoraggio degli Infortuni e delle malattie professionali o correlate con il Lavoro), il sistema informativo regionale per la prevenzione nei luoghi di lavoro dell’Emila-Romagna, al servizio di cittadini, aziende, parti sociali e ogni altro soggetto interessato.

All’interno del portale si trova la sezione dedicata al Piano Regionale della Prevenzione 2021-2025 della regione Emilia-Romagna, che permette, attraverso l’analisi dei dati degli infortuni e delle malattie professionali (numero, modalità, settori, grado di gravità, ecc..), di attuare al meglio il piano di prevenzione e pianificare la formazione rivolta a tutti i soggetti coinvolti nei processi di prevenzione nei luoghi di lavoro.

Nel contesto della bilateralità artigiana (EBER-OPTA), ci si propone di ridurre la disuguaglianza di accesso e di capacità di utilizzo dei dati relativi ai rischi e ai danni da lavoro presenti nel Sistema Informativo Regionale per la Prevenzione nei luoghi di lavoro dell’Emilia-Romagna (SIRP E-R).

L’opportunità del confronto diretto con i referenti dell’AUSL offre la possibilità di analizzare lo storico degli eventi per migliorare la sicurezza sul lavoro nelle aziende e sviluppare al meglio il concetto di prevenzione.

Il nuovo decreto stabilisce la proroga al 30 settembre 2022 dell’obbligo dell’uso delle mascherine Ffp2 sui mezzi pubblici di trasporto esclusi gli aerei, nelle RSA e nelle strutture sanitarie.

Nuovo alleggerimento in riferimento ai luoghi in cui è necessario l’utilizzo delle mascherine.

Il Consiglio dei Ministri di mercoledì 15 giugno ha infatti stabilito che le mascherine non sono più obbligatorie per:

  • spettacoli aperti al pubblico che si svolgono al chiuso in sale teatrali, sale da concerto, sale cinematografiche, locali di intrattenimento e musica dal vivo e in altri locali assimilati
  • eventi e competizioni sportive che si svolgono al chiuso

Dove continuano a essere obbligatorie

Fino al 30 settembre le mascherine saranno obbligatorie per:

  • sui mezzi di trasporto (autobus, tram, metropolitane, treni)
  • ospedali e nelle residenze sanitarie assistite sia per il personale che per i visitatori
  • Scuola

Cancellato l’obbligo di indossare la mascherina sia agli esami di terza media che alla maturità, allo scritto come all’orale; resta solo la raccomandazione ad utilizzarla soprattutto dove gli spazi e il distanziamento sono ridotti.

Luoghi di Lavoro Pubblici

Utilizzo della mascherina solo raccomandato.

Luoghi di Lavoro Privati

Ci si basa ancora sui protocolli sicurezza che il 4 maggio scorso le parti sociali e il governo hanno convenuto di continuare ad adottare almeno nelle parti significative tra cui l’utilizzo delle mascherine chirurgiche o FFP2; ne consegue che l’utilizzo della mascherina è ancora necessario quando non si riesce a mantenere una distanza interpersonale di almeno 1,0 metri; questa indicazione rimane almeno fino 30 giugno, data entro la quale le parti sociali si dovrebbero nuovamente incontrare. Per clienti e fruitori dei luoghi di lavoro l’utilizzo della mascherina è raccomandato.

La mascherina continua poi ad essere raccomandata, e dunque non obbligatoria, comunque in tutti i luoghi al chiuso pubblici o aperti al pubblico; ciò significa che in bar e ristoranti, negozi e centri commerciali, parrucchieri e estetisti, uffici pubblici, banche, poste, musei, discoteche l’utilizzo delle mascherine resta sempre fortemente consigliato.

La Direttiva (UE) 2022/431 modifica ed integra la direttiva 2004/37/CE sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un’esposizione ad agenti cancerogeni o mutageni durante il lavoro. Di particolare rilievo è l’ampliamento del campo di applicazione della Direttiva 2004/37/CE alle sostanze tossiche per la riproduzione.

La formazione non deve più solo “essere adattata all’evoluzione dei rischi e all’insorgenza di nuovi rischi,” ma viene evidenziato il legame con l’esposizione agli agenti oggetto della direttiva, in particolare con quelli contenuti nei “farmaci pericolosi” o in caso di mutamento delle circostanze relative al lavoro. Inoltre, è stata introdotta una nuova previsione, secondo cui la formazione deve essere periodicamente offerta nelle strutture sanitarie, a tutti i lavoratori esposti agli agenti cancerogeni/mutageni/reprotossici in particolare se sono utilizzati nuovi farmaci pericolosi che contengono tali sostanze.

1. I datori di lavoro devono adottare le misure atte a garantire che i lavoratori e/o i loro rappresentanti nell’azienda o nello stabilimento, ricevano una formazione sufficiente e adeguata, in base a tutte le informazioni disponibili, segnatamente in forma d’informazioni e di istruzioni per quanto riguarda:

a) i rischi potenziali per la salute, compresi i rischi supplementari dovuti al consumo di tabacco;
b) le precauzioni da prendere per evitare l’esposizione;
c) le prescrizioni in materia di igiene;
d) la necessità di indossare e impiegare equipaggiamenti e indumenti protettivi;
e) le misure che i lavoratori, in particolare quelli addetti al soccorso, devono adottare in caso di incidente e per prevenirlo.

La formazione deve:

  • essere adattata all’evoluzione dei rischi e all’insorgenza di nuovi rischi, in particolare quando i lavoratori sono o possono essere esposti a vari o nuovi agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione, compresi quelli contenuti in farmaci pericolosi, o in caso di mutamento delle circostanze relative al lavoro,
  • essere periodicamente offerta nelle strutture sanitarie a tutti i lavoratori che sono esposti ad agenti cancerogeni, mutageni o a sostanze tossiche per la riproduzione, in particolare se sono utilizzati nuovi farmaci pericolosi che contengono tali sostanze, e
  • essere periodicamente ripetuta in altri contesti, se necessario.

2. I datori di lavoro sono obbligati a informare i lavoratori sugli impianti e sui contenitori ad essi connessi che contengono agenti cancerogeni, mutageni o sostanze tossiche per la riproduzione e a provvedere a un’etichettatura univoca e chiaramente leggibile di tutti i contenitori, imballaggi e impianti contenenti agenti cancerogeni, mutageni o sostanze tossiche per la riproduzione, nonché ad apporre segnali di avvertimento chiaramente visibili.

Se è stato fissato un valore limite biologico nell’allegato III bis, la sorveglianza sanitaria è obbligatoria per poter lavorare con l’agente cancerogeno, mutageno o con la sostanza tossica per la riproduzione in questione, in conformità delle procedure previste in tale allegato. I lavoratori sono informati di tale obbligo prima che venga loro assegnato un compito che comporta il rischio di esposizione all’agente cancerogeno, mutageno o alla sostanza tossica per la riproduzione indicato.

I DPI o Dispositivi di Protezione Individuale sono qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo contro uno o più rischi suscettibili di minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo (D.Lgs. 81/2008).

Requisiti dei dispositivi

Riportiamo i requisiti dei DPI (art. 76) come modificati dal D.Lgs. 19/2019. I DPI devono essere conformi alle norme di cui al regolamento (UE) n. 2016/425 e devono:

  • essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sé un rischio maggiore;
  • essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;
  • tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore;
  • poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità.

In caso di rischi multipli che richiedono l’uso simultaneo di più DPI, questi devono essere tra loro compatibili e tali da mantenere, anche nell’uso simultaneo, la propria efficacia nei confronti del rischio e dei rischi corrispondenti.

OBBLIGHI DEI LAVORATORI (ART.78 TU)

I lavoratori hanno i seguenti obblighi:

  • sottoporsi ai programmi di formazione e addestramento organizzati dal datore di lavoro nei casi previsti dalla legge;
  • utilizzare i DPI messi a loro disposizione conformemente all’informazione e alla formazione ricevute e all’addestramento eventualmente organizzato ed espletato;
  • provvedere alla cura dei DPI messi a loro disposizione e non apportarvi modifiche di propria iniziativa;
  • al termine dell’utilizzo del DPI, seguire le procedure interne eventualmente previste in materia di riconsegna;
  • segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto qualsiasi difetto o inconveniente rilevato nei DPI messi a loro disposizione.

1. CLASSIFICAZIONE DELLE MANSIONI A RISCHIO AI FINI DELL’INDIVIDUAZIONE DEL PERSONALE TENUTO ALLA FREQUENZA DEI CORSI DI FORMAZIONE E DURATA DI VALIDITÀ DEGLI STESSI

A) Livello 2 con validità dell’attestato di formazione di tre anni

Cuochi (ristorazione collettiva, scolastica, aziendale, centri di produzione pasti ,ristoranti e affini, rosticcerie);
Pasticceri;
Gelatai (produzione);
Addetti alle gastronomie (produzione e vendita);
Addetti alla produzione di pasta fresca;
Addetti alla lavorazione del latte e dei formaggi, esclusi addetti alla stagionatura e mungitori;
Addetti alla macellazione, sezionamento, lavorazione, trasformazione e vendita (con laboratorio cibi pronti) delle carni, del pesce e dei molluschi;
Addetti alla produzione di ovoprodotti (escluso imballaggio).

B) Livello 1 con validità dell’attestato di formazione di cinque anni
Baristi (ad esclusione della sola somministrazione di bevande);
Fornai e addetti alla produzione di pizze, piadine e analoghi;
Addetti alla vendita di alimenti sfusi e deperibili, esclusi gli ortofrutticoli;
Addetti alla lavorazione di ortofrutticoli quarta gamma;
Personale addetto alla somministrazione/porzionamento dei pasti nelle strutture scolastiche e
socio-assistenziali.

C) Livello 0 con esclusione dell’obbligo di formazione
Baristi (sola somministrazione bevande);
Camerieri;
Lavapiatti;
Addetti all’industria conserviera;
Addetti alla produzione delle paste alimentari secche;
Trasportatori/magazzinieri;
Addetti alla lavorazione e vendita prodotti ortofrutticoli, spezie, prodotti erboristici;
Addetti alla produzione e lavorazione del vino e delle bevande;
Addetti ai distributori automatici di alimenti e bevande;
Tabaccai e farmacisti;
Promoter;
Addetti alle pulizie in strutture alberghiere e collettive;
Personale sanitario o di assistenza in strutture sanitarie;
Personale docente nelle strutture scolastiche;
Addetti alle produzioni alimentari a rischio microbiologico nullo o con ciclo tecnologico che
garantisce basso o nullo apporto microbico sul prodotto finale (torrefazione caffè, tostatura
frutta secca, oleifici, produzione miele, produzione caramelle e affini, lavorazione e
confezionamento funghi freschi e secchi, etc.);
Addetti all’imballaggio delle uova;
Addetti ad altre lavorazioni non comprese nei gruppi A) e B

I DPI o Dispositivi di Protezione Individuale, sono qualsiasi attrezzatura destinata ad essere indossata e tenuta dal lavoratore allo scopo di proteggerlo, contro uno o più rischi, che potrebbero minacciarne la sicurezza o la salute durante il lavoro, nonché ogni complemento o accessorio destinato a tale scopo. (D.Lgs. 81/2008)

Requisiti dei Dispositivi di Protezione Individuale

Riportiamo i requisiti dei DPI (art. 76) come modificati dal D.Lgs. 19/2019.

I DPI devono essere conformi alle norme di cui al regolamento (UE) n. 2016/425 e devono:

  • essere adeguati ai rischi da prevenire, senza comportare di per sé un rischio maggiore;
  • essere adeguati alle condizioni esistenti sul luogo di lavoro;
  • tenere conto delle esigenze ergonomiche o di salute del lavoratore;
  • poter essere adattati all’utilizzatore secondo le sue necessità.

In caso di rischi multipli che richiedono l’uso simultaneo di più DPI, questi devono essere tra loro compatibili e tali da mantenere, anche nell’uso simultaneo, la propria efficacia nei confronti del rischio e dei rischi corrispondenti.

Obblighi dei datori di lavoro

Il datore di lavoro, ai fini della scelta dei DPI deve:

  • effettuare l’analisi e la valutazione dei rischi che non possono essere evitati con altri mezzi;
  • individuare le caratteristiche dei DPI necessarie affinché questi siano adeguati ai rischi, tenendo conto delle eventuali ulteriori fonti di rischio rappresentate dagli stessi DPI;
  • valutare, sulla base delle informazioni e delle norme d’uso fornite dal fabbricante a corredo dei DPI, le caratteristiche dei DPI disponibili sul mercato e confrontarle con quelle individuate alla lettera b dell’art. 77 del TU;
  • aggiornare la scelta ogni qualvolta intervenga una variazione significativa negli elementi di valutazione.

Il datore di lavoro, anche sulla base delle norme d’uso fornite dal fabbricante, deve individuare le condizioni in cui un DPI deve essere usato, specie per quanto riguarda la durata dell’uso, in funzione di:

  • entità del rischio;
  • frequenza dell’esposizione al rischio;
  • caratteristiche del posto di lavoro di ciascun lavoratore;
  • prestazioni del DPI.
Inoltre sempre il datore di lavoro deve:
  • mantenere in efficienza i DPI e assicurarne le condizioni d’igiene mediante la manutenzione, le riparazioni e le sostituzioni necessarie, anche secondo le eventuali indicazioni fornite dal fabbricante;
  • provvedere che i DPI siano utilizzati soltanto per gli usi previsti, salvo casi specifici ed eccezionali, conformemente alle informazioni del fabbricante;
  • fornire istruzioni comprensibili per i lavoratori;
  • destinare ogni DPI ad un uso personale e, qualora le circostanze richiedano l’uso di uno stesso DPI da parte di più persone, valutare misure adeguate affinché tale uso non ponga alcun problema sanitario e igienico ai vari utilizzatori;
  • informare preliminarmente il lavoratore dei rischi dai quali il DPI lo protegge;
  • rendere disponibili nell’azienda informazioni adeguate su ogni DPI;
  • stabilire le procedure aziendali da seguire, i termini di utilizzo, la riconsegna e il deposito dei DPI;
  • assicurare una formazione adeguata e organizzare, se necessario, uno specifico addestramento circa l’uso corretto e l’utilizzo pratico dei DPI.

Entrando in pieno nella stagione calda individuiamo quali sono i potenziali pericoli dello stress termico dovuto al calore, quali sono i fattori che contribuiscono al malessere e i segnali/sintomi che possono aiutare a riconoscerlo.

Quali sono i disturbi, come si manifestano e cosa fare:

Crampi da calore

Sono dolori muscolari causati dalla perdita di sali e liquidi corporei durante la sudorazione. Cosa fare: i lavoratori con crampi da calore dovrebbero interrompere l’attività e reintegrare i sali minerali persi consumando integratori salini ed eventualmente essere reidratati con una soluzione fisiologica per via orale o endovenosa. È utile massaggiare i muscoli colpiti dal crampo per ridurre il dolore. Se dopo un’ora di riposo il dolore non passa, contattare il medico competente.

Dermatite da sudore

È il problema più comune negli ambienti di lavoro caldi. È causata dalla macerazione cutanea indotta dalla eccessiva presenza di sudore e si presenta sotto forma di piccoli brufoli o vescicole. L’eruzione cutanea può comparire sul collo, sulla parte superiore del torace, sull’inguine, sotto il seno e sulle pieghe del gomito. Cosa fare: il miglior trattamento consiste nello spostarsi in un ambiente di lavoro più fresco e meno umido. L’area dell’eruzione cutanea deve essere mantenuta asciutta. Eventualmente può essere applicato del talco sull’area colpita per diminuire il fastidio, mentre è sconsigliato l’utilizzo di unguenti o creme che potrebbero peggiorare la situazione.

Squilibri idrominerali

Conseguenti a profuse perdite idriche, in genere dovute a sudorazione e a iperventilazione, in assenza di adeguato reintegro di acqua. Successivamente si instaura un deficit sodico dovuto ad inadeguato ripristino del sodio perso con il sudore. Cosa fare: stimolare subito il lavoratore a bere in abbondanza. In caso di forte sudorazione, reintrodurre insieme ai liquidi anche i sali minerali persi con uno snack e/o integratori. Se i sintomi non migliorano contattare il medico competente e in caso di sintomi gravi allertare il 118.

Sincope dovuta a calore

Consegue ad un’eccessiva vasodilatazione, con stasi venosa periferica, ipotensione e insufficiente flusso sanguigno cerebrale, si manifesta con una perdita di coscienza preceduta da pallore, stordimento e vertigini. Può esserci ipertermia fino a 39°C ma senza abolizione della sudorazione né agitazione motoria.

Esaurimento o stress da calore

È caratterizzato da un esaurimento della capacità di adattamento (del cuore e del sistema termoregolatorio), specie in soggetti non acclimatati sottoposti a sforzi fisici intensi. Cosa fare: Spostare il lavoratore in un luogo fresco e, se non è presente nausea, incoraggiarlo a bere acqua fresca con sorsi brevi ma frequenti, alleggerire l’abbigliamento e raffreddare con acqua fredda testa, collo, viso e arti. I lavoratori con segni o sintomi di esaurimento da calore dovrebbero essere portati all’osservazione del medico o al pronto soccorso per la valutazione e il trattamento. Se i sintomi peggiorano, deve essere allertato il 118. Qualcuno deve sempre rimanere con il lavoratore fino all’arrivo dei soccorsi.

Colpo di calore

Si verifica se lo stress da calore non è trattato tempestivamente, quando il centro di termoregolazione dell’organismo è gravemente compromesso dall’esposizione al caldo e la temperatura corporea sale a livelli critici (superiori a 40°C). Si tratta di un’emergenza medica che può provocare danni agli organi interni e nei casi più gravi la morte. Se un lavoratore mostra i segni di un possibile colpo di calore, è necessario chiamare immediatamente il 118 e fino all’arrivo dei soccorsi è importante spostare il lavoratore in un’area fresca e ombreggiata, rimuovere quanti più indumenti possibile, bagnare il lavoratore con acqua fresca, o applicare asciugamani imbevuti d’acqua fresca su testa, collo, viso e arti e far circolare l’aria per accelerare il raffreddamento.

Fattori che contribuiscono all’insorgenza dello stress da calore:

  • Alta temperatura dell’aria e alti tassi di umidità
  • Basso consumo di liquidi
  • Esposizione diretta al sole (senza ombra)
  • Movimento d’aria limitato (assenza di aree ventilate)
  • Attività fisica intensa
  • Alimentazione non adeguata
  • Insufficiente periodo di acclimatamento
  • Uso di indumenti pesanti e dispositivi di protezione
  • Condizioni di suscettibilità individuale.

Sintomi relativi a:

Disidratazione

  • Cali improvvisi di pressione arteriosa
  • Debolezza improvvisa
  • Palpitazioni/tachicardia
  • Irritabilità, sonnolenza
  • Sete intensa
  • Pelle e mucose asciutte
  • Cute anelastica
  • Occhi ipotonici
  • Iperiflessia, scosse muscolari
  • Riduzione della diuresi

Stress da calore

  • Temperatura corporea elevata
  • Improvviso malessere generale
  • Mal di testa
  • Ipotensione arteriosa
  • Confusione, irritabilità
  • Tachicardia
  • Nausea/Vomito
  • Riduzione della diuresi

Colpo di calore (oltre a quelli visti per lo stress da calore)

  • Temperatura corporea > 40°C
  • Iperventilazione
  • Blocco della sudorazione
  • Alterazioni stato mentale (es. delirio)
  • Aritmie cardiache
  • Rabdomiolisi
  • Malfunzionamento organi interni (es. insufficienza renale ed epatica, edema polmonare)
  • Shock

 

L’Unione Costruzioni di CNA Parma, in collaborazione con Tecna S.r.l., organizza il corso

La gestione dei rifiuti e delle terre e rocce da scavo da parte delle piccole imprese edili

La corretta gestione delle problematiche legate alla produzione e alla gestione dei rifiuti nel settore edile alla luce del D.Lgs. 116/2020.

Venerdì 10 giugno 2022 | ore 14.00

presso la sede CNA di Fidenza (sala riunioni), via Coduro, 1/G – Fidenza (PR)

Il corso propone un’esposizione del quadro normativo in materia e un successivo approfondimento di alcuni temi di particolare interesse per la piccola impresa edile. Tra gli argomenti trattati saranno affrontate le seguenti tematiche:

  • Cosa si intende per demolizione selettiva.
  • Utilizzo della benna frantumatrice oppure obblighi connessi alla macinazione tramite il frantoio mobile per granulazione inerti e recupero in cantiere.
  • Il fresato d’asfalto e il suo riutilizzo.
  • Terre e rocce da scavo: quando devono essere considerate rifiuto e quando non lo sono, e gli adempimenti ad esse collegati.
  • Trasporto dei propri rifiuti: obbligo iscrizione Albo Gestori Ambientali e documentazione necessaria.

Durata: 4 ore

Numero massimo di partecipanti ammessi: 25 persone

Quota di partecipazione: 50,00 Euro

DocenteGiovanni Saglia, Responsabile sede di Fidenza del Servizio Territoriale di Arpae Emilia-Romagna

 

Per informazioni e iscrizioni contattare Gianmario Venturini, Responsabile CNA Costruzioni ai seguenti recapiti:

Tel. 0521.227282 | Cell. 348.5603424 | Email: edilizia@cnaparma.it

 

Denunce di infortunio

Le denunce di infortunio sul lavoro presentate all’INAIL entro lo scorso mese di marzo sono state 194.106, in aumento del 50,9% rispetto alle 128.671 del primo trimestre del 2021 e del 48,3% rispetto alle 130.905 di gennaio-marzo 2020.

I dati rilevati al 31 marzo evidenziano a livello nazionale per il primo trimestre del 2022 un incremento rispetto al pari periodo del 2021 sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, passati dai 115.286 del 2021 ai 176.545 del 2022 (+53,1%), sia di quelli in itinere, occorsi cioè nel tragitto di andata e ritorno tra l’abitazione e il posto di lavoro, che hanno fatto registrare un aumento del 31,2%, da 13.385 a 17.561

L’aumento che emerge dal confronto di periodo tra il 2022 e il 2021 è legato sia alla componente femminile, che registra un +72,9% (da 51.550 a 89.130 denunce), sia a quella maschile, che presenta un +36,1% (da 77.121 a 104.976).

Casi mortali

Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Istituto entro il mese di marzo 2022 sono state 189, quattro in più rispetto alle 185 registrate nel primo trimestre del 2021 e 23 in più rispetto alle 166 del periodo gennaio-marzo 2020.

Un incremento per il primo trimestre del 2022 rispetto al pari periodo del 2021 solo dei casi in itinere, passati da 31 a 51, mentre quelli avvenuti in occasione di lavoro sono scesi da 154 a 138.

L’incremento rilevato tra i primi trimestri del 2021 e del 2022 è legato solo alla componente femminile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 14 a 24, mentre quella maschile scende da 171 a 165.

Denunce di malattia professionale

Le denunce di malattia professionale protocollate dall’INAIL nel primo trimestre 2022 sono state 14.517, in aumento di 934 casi rispetto allo stesso periodo del 2021 (+6,9%) e di 416 casi rispetto al pari periodo del 2020 (+3,0%).

Si rilevano 908 denunce di malattia professionale in più per i lavoratori, da 9.909 a 10.817 (+9,2%), e 26 in più per le lavoratrici, da 3.674 a 3.700 (+0,7%).

 

Fonte: INAIL

Con interpello il Ministero della Transizione Ecologica (MiTE) fornisce un chiarimento in merito alla corretta applicazione del regolamento dei Pneumatici Fuori Uso – PFU (DM 182/2019).

In particolare il quesito riguarda il rimborso del contributo ambientale nel caso in cui i pneumatici prima destinati al mercato del ricambio siano rivenduti dai distributori ai produttori di veicoli per il primo equipaggiamento.

Il MiTE chiarisce che la commercializzazione dei pneumatici senza indicazione del contributo in fattura in modo chiaro e distinto (omissione che costituisce violazione dell’art. 238 del Tu ambientale e della disciplina tributaria IVA), non consente al distributore/rivenditore di ottenere il rimborso del contributo già corrisposto.

L’obbligo, infatti, di applicazione del contributo nelle fasi successive a quella di immissione sul mercato del ricambio non può essere derogato se il pneumatico è successivamente trasferito ad un mercato diverso.

La risposta chiarisce che il rimborso del contributo può, invece, essere richiesto dal rivenditore, che ha esportato i pneumatici, al proprio fornitore entro e non oltre 6 mesi dalla data indicata nella fattura d’acquisto emessa dal fornitore relativa ai pneumatici esportati; occorre allegare la documentazione che ne prova l’esportazione, tra cui gli estremi della fattura emessa per esportazione e gli estremi della documentazione di trasporto fuori dal territorio nazionale (art. 6 co. 5 del DM 182/2019).

 

Riferimento: Risposta ad Interpello MiTE del 6 maggio 2022 n. 56467