Tecna

TECNA Srl

Strada Guidorossi 1/A
43126 Parma
tel. 0521.030551 - fax 0521.030543

News

Mercoledì 18 settembre – ore 18.00
Ca’ Pina – (via Traversetolo, 200 – Località Botteghino, Parma)

REGISTRATI ALL’EVENTO!

Tecna Srl, società di consulenza sulla sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro, in collaborazione con CNA Parma, organizza un incontro con il Dott. Massimo Gualerzi, cardiologo esperto in nutrizione, che tratterà il tema della prevenzione come ricetta per vivere una vita in salute e per raggiungere la giusta armonia tra mente e corpo.

Da sempre a fianco delle imprese e dei lavoratori, Tecna Srl attraverso l’organizzazione di questo evento, si pone l’obiettivo di sensibilizzare le persone alla ricerca del benessere e di una maggiore qualità di vita, cercando di diffondere la cultura della prevenzione, quale prezioso valore per vivere bene con noi stessi e con gli altri. Prendersi cura della propria salute dentro e fuori, attraverso uno stile di vita positivo e consapevole, un’alimentazione sana e una gestione corretta dello stress, rappresenta una serie di comportamenti virtuosi per raggiungere il benessere psico-fisico, uno straordinario strumento di prevenzione in grado di creare le condizioni favorevoli per un giusto equilibrio tra la vita personale e quella lavorativa.

Questo importante equilibrio, che prende il nome di “Work life balance”, si traduce nel raggiungimento di una soddisfazione complessiva della propria vita rispetto a quanto realizzato, le energie spese e gli obiettivi raggiunti. Il Dott. Massimo Gualerzi ci guiderà in un percorso di rieducazione per intraprendere comportamenti che consentano di migliorare il benessere quotidiano, attraverso l’attività fisica, l’alimentazione e la consapevolezza di sé e delle proprie abitudini in modo responsabile, naturale e compatibile con la vita di ogni giorno.

Vi invitiamo a partecipare numerosi all’incontro che si svolgerà mercoledì 18 settembre alle ore 18.00 presso Ca’ Pina (via Traversetolo, 200 – Località Botteghino, Parma)! La partecipazione è gratuita e aperta a tutti fino all’esaurimento dei posti, è necessario quindi confermare la propria presenza, registrandosi a questo link.

Approfondimenti:

Che cosa fa Tecna?

Tecna Srl è una società con sede a Parma che racchiude in un’unica struttura tecnica multidisciplinare uno staff di collaboratori specializzati in: igiene e sicurezza sul lavoro, ambiente ed energia, sicurezza alimentare e consulenza sui sistemi di gestione e di qualità. Oltre alla formazione obbligatoria, necessaria per lo svolgimento dell’attività aziendale, Tecna Srl porta avanti un lavoro quotidiano di responsabilità sociale e di sensibilizzazione che individua nella prevenzione, il fattore essenziale per il benessere psico-fisico delle persone e di conseguenza della salute sul posto di lavoro, quale interesse fondamentale sia per l’impresa, sia per il lavoratore. Il nostro scopo è sensibilizzare le persone, cercando di diffondere la cultura della sicurezza e della prevenzione nei luoghi di lavoro, contribuendo a migliorare l’efficienza e il benessere delle persone e della società nel suo insieme. Per maggiori informazioni e curiosità, visita il nostro sito www.tecnaparma.com!

La biografia di Massimo Gualerzi

Classe 1973, parmigiano, è cardiologo. Si è laureato e specializzato all’Università di Parma con il massimo dei voti. Nel 2002 ha partecipato alla creazione dell’Unità di prevenzione e riabilitazione cardiovascolare nata da una convenzione stipulata tra l’Università degli studi di Parma, l’Azienda Ospedaliera, l’Azienda sanitaria locale e la Fondazione Don Carlo Gnocchi – Onlus, e da allora vi ha lavorato come dirigente medico per 13 anni.
Da anni svolge attività di formatore, nel 2010 ha fondato Health and Management, azienda che si occupa di formazione: tiene personalmente corsi in tutta Italia (circa 50 all’anno, con la partecipazione di circa 2500 medici/anno) sul benessere e la SuperSalute, rivolti a medici di medicina generale, pediatri e specialisti cardiologi, nei quali spiega come alzare la guardia nella prevenzione delle malattie cardiovascolari e come somministrare “farmaci del futuro” quali l’attività sportiva, la corretta alimentazione e l’approccio mentale consapevole alla salute.
La sua attività di formazione non si limita all’ambito medico: tiene anche corsi in varie aziende sui temi del rischio cardiovascolare, per insegnare ai lavoratori come vivere in salute. Collabora con diverse aziende operanti nel settore wellness come consulente.
E’ autore e coautore di diverse pubblicazioni scientifiche internazionali sulla fisiopatologia delle malattie cardiovascolari. Nel 2005 ha pubblicato il libro Amici del Cuore, in dotazione a diversi centri di riabilitazione cardiovascolari. Nel 2014 scrive il libro SuperSalute. 7 mosse per dimagrire, restare sani, contrastare l’invecchiamento, nel 2016 esce il libro La dieta SuperSalute. Il metodo cronobiodetox per essere più magri, più forti, più sani entrambi editi da Sperling & Kupfer.
Nel 2011 ha fondato a Parma “BeActive salute in movimento” una palestra medica funzionale unica nel suo genere. Il progetto con gli anni prende forma e nel 2014 con il nome “SuperSalute Centro Medico e Palestra” nasce un esempio di eccellenza non solo nel campo della riabilitazione ma anche della prevenzione delle patologie cardiovascolari e infiammatorie, molto diffuse nel nostro tempo. Nel 2012 ha fondato “Active Action” azienda che si occupa di telemedicina in ambito di prevenzione cardiovascolare. Nel 2016 assume il ruolo di direttore sanitario del complesso termale di Salsomaggiore Terme e Tabiano in Emilia Romagna. E’ cofondatore di The Longevity Suite, un network di centri Antiage in cui si promuove la cultura e la scienza della Longevità.

Sicurezza sul lavoro: è on line il nuovo catalogo corsi in partenza da settembre 2019

All’ interno del catalogo le nuove edizioni dei percorsi formativi specializzati in sicurezza sul lavoro, potrai iscriverti online al corso di tuo interesse effettuando l’acquisto attraverso il nostro sito web, oppure compilando il modulo d’iscrizione e inviandolo all’indirizzo info@tecnaparma.it

Scarica qui il nuovo calendario dei corsi

Per maggiori informazioni, contattare:
T. 0521 030551 | E. info@tecnaparma.it

I nostri uffici rimarranno chiusi dal 12 al 23 agosto compreso, con riapertura lunedì 26. Per tutti gli altri giorni resterà in vigore il consueto orario di apertura.

Nel caso di  urgenze, vi preghiamo di lasciare un messaggio contattando il numero 380/4689426.

Un cordiale saluto.
Staff TECNA Srl

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La realizzazione del documento unico per la valutazione rischi da interferenze DUVRI è un obbligo in materia di sicurezza del lavoro, introdotto dall’art. 26 del testo unico sulla sicurezza del lavoro (D. Lgs. n. 81/2008)

COSA SONO I RISCHI INTERFERENTI

I rischi derivanti da interferenze sono i rischi per la salute e l’integrità fisica dei lavoratori, derivanti dall’intervento di una ditta esterna nell’unità produttiva, correlati all’affidamento di attività all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva.

QUANDO È OBBLIGATORIO

  • sovrapposizioni di più attività svolte da operatori/lavoratori di appaltatori/ditte/artigiani diversi;
  • immessi nel luogo di lavoro del committente dalle lavorazioni degli appaltatori/ditte/artigiani diversi;
  • esistenti nel luogo di lavoro del committente, ove è previsto che debba operare l’appaltatori/ditte/artigiani diversi, ulteriori rispetto a quelli specifici dell’attività propria dell’appaltatore
  • derivanti da modalità di esecuzione particolari richieste esplicitamente dal committente (che comportino pericoli aggiuntivi rispetto a quelli specifici dell’attività appaltata).”

Con tale documento il datore di lavoro committente valuta i rischi specifici esistenti nell’ambiente lavorativo e indica le misure adottate per eliminare o ridurre al minimo i rischi da interferenze fra le attività affidate ad appaltatori e lavoratori autonomi (ed eventuali subappaltatori) e le attività svolte nello stesso luogo di lavoro dal committente.

Il datore di lavoro committente ha i seguenti compiti:

  • verificare l’idoneità tecnico professionale dell’impresa
  • promuovere la cooperazione ed il coordinamento ai fini della sicurezza
  • fornire ai lavoratori dell’impresa appaltatrice dettagliate informazioni circa i rischi specifici presenti nel luogo in cui sono destinati ad operare e le misure di prevenzione ed emergenza adottate in relazione alla propria attività

Quando il DUVRI non è obbligatorio?

Il D.Lgs 81/08 e la “Legge del fare” n. 99/2013, individuano i seguenti casi, in cui il DUVRI può non essere redatto:

  1. appalti di servizi di natura intellettuale;
  2. mere forniture di materiali o attrezzature;
  3. lavori o servizi la cui durata non sia superiore a 5 uomini-giorno, sempre che essi non comportino rischi derivanti da rischio incendio elevato, o dalla presenza di agenti cancerogeni, biologici, atmosfere esplosive o dalla presenza di rischi particolari di cui all’allegato XI del Testo Unico;
  4. attività che presentano un basso rischio d’infortunio sia per il committente che per l’impresa affidataria, se affidano l’incarico di sorveglianza, coordinamento lavori ad un individuo (preposto) in possesso di formazione, esperienza e competenza professionali adeguate e specifiche in relazione all’incarico.

I titolari di imprese artigiane con dipendenti, che hanno sostenuto una spesa per la l’azienda per uno dei seguenti motivi:

  • acquisto di un macchinario o di un’attrezzatura
  • ristrutturazione dei tuoi locali o sostituzione del tetto in amianto
  • allestimento di un mezzo o acquisto di un software per semplificare il tuo modo di lavorare
  • installazione di pannelli voltaici e sostituzione lampade a led per il contenimento dei consumi energetici
  • partecipazione a seminari e corsi di formazione per aggiornamento professionale

se hanno aderito al sistema EBER e sono in regola con i versamenti, possono fare richiesta di recupero di una percentuale o della totalità delle somme sostenute.

Il requisito fondamentale è l’appartenenza a uno dei seguenti settori:

  • FALEGNAMERIA – COSTRUZIONI MOBILI E INFISSI
  • AUTOTRASPORTI
  • PULIZIE
  • PRODUZIONE BEVANDE
  • LAVORAZIONE CARNE E PESCE
  • PANETTERIE – PASTICCERIE – GELATERIE
  • PRODUZIONE E MANUTENZIONE SOFTWARE
  • ESTETISTE – PARRUCCHIERI
  • CASEIFICI
  • LAVORAZIONE GOMMA, PLASTICA, VETRO
  • LEGATORIA – COPISTERIA – SERIGRAFIA
  • COMUNICAZIONE E GRAFICA WEB
  • FOTOGRAFI
  • AUTOSCUOLE
  • SARTORIA – MODA
  • POMPE FUNEBRI
  • LAVANDERIE

Per ulteriori approfondimenti e per richiedere una verifica gratuita sulla possibilità di accedere alle richieste del sistema ABACO, i nostri consulenti sono a disposizione ai seguenti riferimenti:

TECNA SRL 0521/030551 – E-mail: info@tecnaparma.it

mentre a questo link puoi scaricare l’informativa più dettagliata.

Gli obblighi per le varie situazioni “a rischio” in carico a proprietari e responsabili delle attività degli edifici

L’amianto è un minerale naturale a struttura fibrosa che ha buone proprietà fonoassorbenti e termoisolanti e che, unitamente all’economicità, è stato ampiamente utilizzato in passato in innumerevoli applicazioni industriali, edilizie e in prodotti di consumo. Il D.M. Sanità 6 settembre 1994 (“Normative e metodologie tecniche di applicazione dell’art. 6, comma 3, dell’art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell’impiego dell’amianto”) classifica i manufatti contenenti amianto (Mca) in due categorie distinte: a matrice friabile se le fibre di amianto sono libere o debolmente legate e quindi possono essere facilmente sbriciolati o ridotti in polvere con la semplice azione manuale; a matrice compatta nel caso in cui le fibre di amianto sono fortemente legate in una matrice stabile e solida (come il cemento-amianto o il vinyl-amianto) e quindi possono essere sbriciolati o ridotti in polvere solo con l’impiego di attrezzi meccanici. Come noto, con il tempo questo materiale si è rivelato nocivo per la salute dell’uomo per la sua proprietà di rilasciare fibre che, se inalate, possono provocare patologie gravi e irreversibili a carico dell’apparato respiratorio (asbestosi, carcinoma polmonare) e delle membrane sierose, principalmente la pleura (mesoteliomi). L’amianto è quindi sicuramente pericoloso soltanto quando può disperdere le sue fibre nell’ambiente circostante per effetto di qualsiasi tipo di sollecitazione meccanica, eolica, da stress termico, dilavamento di acqua piovana. Per questa ragione l’amianto in matrice friabile, il quale può essere ridotto in polvere con la semplice azione manuale, è considerato più pericoloso dell’amianto in matrice compatta che per sua natura ha una scarsa o scarsissima tendenza a liberare fibre. Riconosciuta la pericolosità di questo minerale e in attuazione di specifiche direttive Ce, l’Italia con la legge n. 257 del 27 marzo 1992 ha dettato le “Norme per la cessazione dell’impiego e per il suo smaltimento controllato”. Questa legge prevede il divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione di amianto. È stata poi emanata una serie di dispositivi legislativi che definiscono le modalità di attuazione dei piani regionali amianto, di valutazione del rischio amianto, di gestione dei manufatti contenenti amianto, sugli obblighi dei proprietari e/o dei responsabili delle attività degli edifici con presenza di questi manufatti, nonché le tipologie di intervento per la bonifica. Successivamente, sono state emanate nuove norme per lo smaltimento controllato, le regole per la mappatura e gli interventi di bonifica urgenti, è stato introdotto l’obbligo per le imprese di bonifica da amianto dell’iscrizione all’Albo nazionale dei gestori dei rifiuti (attualmente “gestori ambientali”) ed è stato emanato il regolamento relativo alla determinazione e disciplina delle attività di recupero dei prodotti e beni di amianto e contenenti amianto.

QUALI IMPIEGHI?

Di seguito sono riportati gli impieghi principali di questo materiale nell’industria, nell’edilizia, nei prodotti di uso domestico e nei mezzi di trasporto.

Industria

  • Materia prima per produrre innumerevoli manufatti e oggetti
  • Isolante termico nei cicli industriali con alte temperature (centrali termiche e termoelettriche, industria chimica, siderurgica, vetraria, ceramica e laterizi, alimentare, distillerie, zuccherifici, fonderie)
  • Isolante termico nei cicli industriali con basse temperature (impianti frigoriferi, di condizionamento) Isolante termico e barriera antifiamma nelle condotte per impianti elettrici
  • Materiale fonoassorbente

Edilizia

  • Tegole e lastre piane o ondulate di copertura di cemento-amianto
  • Pannelli esterni verticali di cemento-amianto
  • Pannelli di controsoffittatura
  • Intonaco di strutture portanti in acciaio, di pareti e soffitti con caratteristiche ignifughe, fonoassorbenti o termoisolanti
  • Rivestimento isolante o guarnizioni della caldaia
  • Coibentazione e guarnizioni delle tubazioni dell’impianto di riscaldamento
  • Rivestimento dei camini
  • Mattonelle di pavimenti vinilici
  • Colla di fissaggio di pavimenti vinilici e di pavimenti di linoleum
  • Massetto sottostante a pavimenti vinilici e di pavimenti di linoleum
  • Serbatoi idrici che potrebbero essere di cemento-amianto
  • Tubazioni di cemento-amianto per l’acqua potabile e di fognatura
  • Canne fumarie in cemento amianto
  • Materiali isolanti vari per la protezione di parti degli impianti di riscaldamento: come in caldaie, stufe, termosifoni, tubi di evacuazione fumi ecc.

Prodotti di uso domestico

  • Componenti di alcuni elettrodomestici (asciugacapelli, forni e stufe, ferri da stiro)
  • Prese
  • Guanti da forno
  • Teli assi da stiro
  • Cartoni posti a protezione da fonti di calore come stufe, ecc.

Mezzi di trasporto

  • Nei freni
  • Nelle frizioni
  • Negli schermi parafiamma
  • Nelle guarnizioni
  • Nelle vernici e mastici “antirombo”
  • Nella coibentazione di treni, navi e autobus

I manufatti contenenti amianto sono stati ampiamente utilizzati nel passato e installati almeno fino all’emanazione della legge n. 257/1992, in ambito residenziale, commerciale e in applicazioni industriali. Pertanto, il sospetto che queste strutture contengano amianto è abbastanza radicato. In tutti questi i siti è pertanto, necessario accertare l’eventuale presenza di amianto e quindi occorre conoscere, per quanto possibile, la storia del sito, la data di costruzione e le ristrutturazioni successive. Chiedendo all’occorrenza informazioni ad hoc a soggetti responsabili (proprietari, datori di lavoro, appaltatori). L’ampia gamma di manufatti contenenti amianto (si contano circa tremila applicazioni) e la variabilità delle loro tipologie che non consente di accertare la presenza di amianto a occhio nudo o dal semplice esame di un progetto di costruzione. L’unico modo per essere sicuri è sottoporre un campione del manufatto ad accurata analisi da parte di laboratorio autorizzato. In tutti i luoghi di lavoro oppure strutture in cui sono presenti Mca o almeno sospettati di contenere amianto è necessario predisporre l’inventario dell’amianto, soprattutto quando occorre effettuare lavori specialmente di ristrutturazione o addirittura di demolizione. Infatti, a questo proposito, l’articolo 248 del testo unico della sicurezza (D.Lgs. n. 81/2008) stabilisce non solo che è necessario accertare l’eventuale presenza di amianto nei manufatti, prima di effettuare lavori di demolizione o di manutenzione, ma anche che qualsiasi materiale sospettato di contenere amianto deve essere considerato come contenente amianto fino a quando non viene accertato che ne è privo. Per molti materiali, la presenza di amianto non può essere esclusa soltanto a seguito di una semplice ispezione visiva perché, molto spesso, il manufatto che contiene amianto è simile a quello che non lo contiene. Pertanto, è necessario ricorrere a tecniche analitiche che identificano la presenza di amianto nel materiale mediante esame visivo al microscopio per identificare le fibre. L’inventario dei manufatti contenenti amianto deve identificare la loro posizione nel sito, indipendentemente dal fatto che siano sospettati o confermati dal laboratorio.

Ciò premesso, il primo obbligo per il proprietario e/o il gestore delle attività di un sito qualsiasi sia esso di proprietà privata o pubblica (terreno, fabbricato residenziale, edificio per uffici, fabbricato industriale, ecc.) consiste nell’accertare la presenza di amianto perché solo così si può essere certi di privilegiare la protezione delle persone e dell’ambiente, senza incorrere in esposizioni inconsapevoli al rischio.

Pertanto, occorre individuare le strutture sospette e, prima di procedere al campionamento dei materiali, è necessario predisporre uno specifico protocollo che si può così riassumere:

  • ricerca della documentazione tecnica disponibile sulla struttura, per accertare i vari tipi di materiali usati nella sua costruzione e per rintracciare, ove possibile, l’impresa costruttrice; ispezione diretta dei materiali per identificare quelli friabili e potenzialmente contenenti fibre di amianto, e per riconoscere approssimativamente il tipo di materiale impiegato e le sue caratteristiche;
  • verifica dello stato di conservazione dei materiali friabili e valutazione delle condizioni degli eventuali rivestimenti sigillanti o dei mezzi di confinamento, per ottenere una prima stima sul potenziale di rilascio di fibre nell’ambiente;
  • acquisizione di documentazione fotografica a colori la più rappresentativa possibile del materiale da campionare, che ne evidenzi la struttura e l’ubicazione rispetto all’ambiente potenzialmente soggetto a contaminazione. Dopo aver eseguito queste verifiche preliminari, si procede al campionamento propriamente detto mettendo in atto criteri e procedure atte a garantire una sufficiente rappresentatività dei campioni evitando, oltre all’esposizione dell’operatore, la contaminazione dell’ambiente circostante.

I POSTI PIÙ “SOSPETTI”

  • Intonaco di strutture portanti d’acciaio, di pareti e soffitti con caratteristiche ignifughe, fonoassorbenti o termoisolanti
  • Pannelli esterni verticali che potrebbero essere di cemento amianto
  • Rivestimento isolante o guarnizioni della caldaia
  • Coibentazione e guarnizioni delle tubazioni dell’impianto di riscaldamento
  • Rivestimento dei camini
  • Pavimenti vinilici (nelle mattonelle, compresi eventualmente colla di fissaggio e massetto sottostante) Pavimenti di linoleum (eventualmente nella colla di fissaggio e nel massetto sottostante)
  • Tubazioni per l’acqua potabile e di fognatura che potrebbero essere di cemento-amianto
  • Materiali isolanti vari (a protezione da fonti di calore: stufe, termosifoni)
  • Tegole e nelle lastre piane o ondulate di copertura che potrebbero essere di cemento-amianto
  • Canne fumarie che potrebbero essere di cemento-amianto
  • Serbatoi idrici che potrebbero essere di cemento-amianto
  • Controsoffittature con pannelli che potrebbero contenere amianto

Gli utilizzatori di apparecchi laser e l’eventuale personale di supporto, autorizzato durante i trattamenti e le lavorazioni, deve essere formato sui rischi specifici correlati all’impiego dei laser, così come definito gli Art. 36, 37 e 184 del D.Lgs. 81/08.

Infatti il datore di lavoro deve provvedere affinché i lavoratori esposti a rischi derivanti da agenti fisici sul luogo di lavoro e i loro rappresentanti, vengano informati e formati in relazione al risultato della valutazione dei rischi.

Inoltre la Direttiva Europea 2006/25/CE del 5 aprile 2006 prevede tra gli obblighi del datore di lavoro quello di valutare, se del caso, misurare e/o calcolare i livelli delle radiazioni ottiche artificiali (ROA) ai quali sono esposti i lavoratori e successivamente determinare le necessarie azioni correttive.

La nostra proposta formativa è rivolta ai titolari e al personale dei centri estetici, tatuatori, fisioterapisti, medicina estetica, ma anche officine meccaniche che praticano il taglio laser o che utilizzano le apparecchiature laser, che non hanno ricevuto la formazione specifica in questo ambito.

Gli argomenti trattati sono:

  • Nozioni fisiche e caratteristiche generali dei sistemi laser in ambito estetico
  • Cenni sulla normativa tecnica e giuridica di riferimento
  • Effetti biologici della radiazione laser
  • Valutazione dei rischi che possono derivare dal funzionamento dei laser
  • Procedure e mezzi di controllo dei rischi
  • Caratteristiche dei locali e dei dispositivi tecnici di protezione
  • Uso dei dispositivi di protezione individuale
  • Valutazione dei rischi da esposizione laser
  • Esempi pratici di come adempiere alla normativa a partire dal manuale d’uso dello strumento LASER
  • Al termine del corso verrà rilasciato attestato di partecipazione che comprova la formazione aggiuntiva in merito a questo rischio specifico.

Il corso ha una durata di 4 ore ed è possibile organizzarlo in aula ed in Azienda

Figure Specifiche:

Tutti coloro che utilizzano/detengono laser di classe 4 devono avvalersi di un Tecnico Sicurezza Laser (TSL) o Addetto alla sicurezza laser (ASL) in possesso dei massimi requisiti imposti dalla normativa in tema di sicurezza laser.

PER OGNI INFORMAZIONE E CHIARIMENTO CONTATTARE TECNA 0521/030551

Le nostre pillole informative si rivolgono a chi utilizza e acquista macchine e attrezzature da lavoro nuove oltreché a chi adegua e acquista macchine e  attrezzature da lavoro usate.

Alcuni aspetti fondamentali sono la verifica della sicurezza macchine e attrezzature, l’analisi dei rischi da interferenze delle macchine posizionate una a fianco all’altra (CERTIFICAZIONE DI LINEE) e l’isolamento delle fonti di alimentazione di energia (schede L.O.T.O.)

Tecna è al fianco delle imprese come supporto all’applicazione delle Direttiva 42/2006, di seguito i nostri servizi:

  • elaborazione di manuali di istruzione (anche perle macchine usate)
  • procedure operative
  • procedure e schede L.O.T.O.
  • valutazione rischio macchine e attrezzature
  • verifica sicurezza macchine e attrezzature
  • certificazioni di LINEE
  • corso di formazione specifici
  • consulenza

Di seguito un’ approfondimento sulla Direttiva

La Direttiva Macchine è una direttiva europea che si applica a macchine fisse, mobili, trasportabili e di sollevamento/spostamento, anche se alcune macchine restano però escluse dal campo d’applicazione di tale direttiva.

Riferimento normativo:

  • Direttiva 2006/42/CE del 17 maggio 2006
  •  recepita ed attuata per l’Italia mediante il Decreto Legislativo 27 gennaio 2010, n. 17
  • Tale direttiva è entrata in vigore in tutta Europa il 29 dicembre 2009.

 Campo di applicazione: si applica ai seguenti prodotti

  1. a) macchine;
  2. b) attrezzature intercambiabili;
  3. c) componenti di sicurezza;
  4. d) accessori di sollevamento;
  5. e) catene, funi e cinghie progettate e costruite a fini di sollevamento come parte integrante di macchine per il sollevamento o di accessori di sollevamento;
  6. f) dispositivi amovibili di trasmissione meccanica;
  7. g) quasi-macchine.

Macchine e quasi-macchine

La direttiva individua come:

  • macchine:
    • l’insieme equipaggiato o destinato ad essere equipaggiato di un sistema di azionamento diverso dalla forza umana o animale diretta, composto di parti o di componenti, di cui almeno uno mobile, collegati tra loro solidamente per un’applicazione ben determinata;
    • l’insieme di cui al p.to precedente, al quale mancano solamente elementi di collegamento al sito di impiego o di allacciamento alle fonti di energia e di movimento;
    • l’insieme di cui ai 2 p.ti precedenti, pronto per essere installato e che può funzionare solo dopo essere stato montato su un mezzo di trasporto o installato in un edificio o in una costruzione;
    • l’insiemi di macchine, di cui ai 3 p.ti precedenti, o di quasi-macchine, che per raggiungere uno stesso risultato sono disposti e comandati in modo da avere un funzionamento solidale (CERTIFICAZIONE DI LINEE);
    • l’insieme di parti o di componenti, di cui almeno uno mobile, collegati tra loro solidalmente e destinati al sollevamento di pesi e la cui unica fonte di energia è la forza umana diretta.
  • quasi-macchine: gli insiemi che costituiscono quasi una macchina, ma che, da soli, non sono in grado di garantire un’applicazione ben determinata – ad esempio un sistema di azionamento – unicamente destinati ad essere incorporati o assemblati ad altre macchine o ad altre quasi-macchine o apparecchi per costituire una macchina

 Cosa stabilisce:

definisce i requisiti essenziali in materia di sicurezza e di salute pubblica ai quali devono rispondere le macchine sopra indicate in occasione della loro progettazione, fabbricazione e del loro funzionamento prima della loro immissione sul mercato.

La direttiva differenzia le macchine in due grandi macro gruppi:

  • macchine che devono essere certificate da enti terzi;
  • macchine che possono essere autocertificate dal produttore.

Obblighi del costruttore:

Prima di essere immessa sul mercato deve essere predisposta la seguente documentazione:

  • il Fascicolo Tecnico della Costruzione (FTC) sia disponibile (Allegato VII A). Per le quasi-macchine si parla di Documentazione Tecnica Pertinente; le procedure di valutazione e di conformità siano applicate
  • per le macchine la dichiarazione CE di conformità, mentre per le quasi-macchine la dichiarazione d’incorporazione:
  • il manuale d’uso e manutenzione;
  • Isolamento dalle fonti di alimentazione di energia: la macchina deve essere munita di dispositivi che consentono di isolarla da ciascuna delle sue fonti di alimen­tazione di energia(schede L.O.T.O.)
  • il marchio CE

Macchine escluse dalla direttiva

Sono escluse dal campo di applicazione della presente direttiva alcune macchine quali:

  • le navi marittime e le unità mobili offshore nonché le macchine installate a bordo di tali navi e/o unità;
  • gli ascensori utilizzati nei pozzi delle miniere;
  • mezzi di trasporto per via aerea, per via navigabile o su rete ferroviaria escluse le macchine installate su tali veicoli;
  • prodotti elettrici ed elettronici oggetto della direttiva Bassa Tensione (2014/35/UE) quali:
    • elettrodomestici destinati a uso domestico
    • apparecchiature audio e video
    • motori elettrici
    • apparecchiature di collegamento e di controllo a bassa tensione
  • alcune apparecchiature elettriche ad alta tensione quali:
    • trasformatori
    • apparecchiature di collegamento e di comando
    • tutte le armi (e non solo le armi da fuoco)
    • i trattori agricoli e forestali (per i rischi non trattati nella 2003/37/CE

Le denunce in calo dello 0,3% rispetto al 2017. Circa 409mila i casi accertati (-4,3%).

Nel 2018 l’Inail ha registrato poco più di 645mila denunce di infortunio. La lieve diminuzione rispetto al 2017 (-0,3%) sarebbe più accentuata se non si considerassero, per omogeneità, le “comunicazioni obbligatorie”. Dall’ottobre 2017, infatti, tutti i datori di lavoro e i loro intermediari, compresi i datori di lavoro privati di lavoratori assicurati presso altri enti o con polizze private, devono comunicare all’Istituto tutti gli infortuni che comportano un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento.

  • Gli infortuni riconosciuti sul lavoro sono poco più di 409mila (-4,3% rispetto al 2017),
  • di cui circa il 19% occorsi “fuori dell’azienda”, cioè “con mezzo di trasporto” o “in itinere”.
  • Delle 1.218 denunce di infortunio mortale, in crescita del 6,1% rispetto al 2017, i casi accertati “sul lavoro” sono invece 704, il 4,5% in più rispetto all’anno precedente, di cui 421, pari a circa il 60% del totale, avvenuti “fuori dell’azienda” (35 casi sono ancora in istruttoria). Come emerge dagli ultimi dati pubblicati nella sezione “Open data” del sito Inail, nei primi cinque mesi del 2019 i casi mortali denunciati sono stati 391, due in più rispetto allo stesso periodo del 2018. Sostanzialmente stabile il numero delle denunce di infortunio sul lavoro nel complesso, che tra gennaio e maggio sono state 269.431, in crescita dello 0,04% rispetto alle 269.332 presentate all’Istituto nei primi cinque mesi dell’anno scorso.

Le malattie denunciate in aumento del 2,6%.

Le malattie denunciate nel 2018 sono state circa 59.500, il 2,6% in più rispetto all’anno precedente. Ne è stata riconosciuta la causa professionale al 37%, mentre il 3% è ancora “in istruttoria”. Le denunce riguardano le malattie e non i soggetti ammalati, che sono circa 43mila, di cui quasi il 40% per causa professionale riconosciuta. I lavoratori con malattia asbesto-correlata sono stati poco meno di 1.400, mentre quelli deceduti nel 2018 con riconoscimento di malattia professionale sono stati 1.177 (-16,4% rispetto al 2017), di cui 257 per silicosi/asbestosi (il 74% con età al decesso maggiore di 79 anni). Le rilevazioni più recenti mostrano un lieve aumento delle denunce anche nei primi cinque mesi del 2019. Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail tra gennaio e maggio, infatti, sono state 27.385, 372 in più rispetto allo stesso periodo del 2018 (+1,4%).

 

Rischio di investimento e rischio di caduta

Rischio di investimento, “da parte dei mezzi o trattori agricoli, dei pedoni che si trovano a transitare nell’area di conferimento delle uve”.

Inoltre i lavori in prossimità della tramoggia “possono comportare il rischio di caduta di persone nella stessa, che per motivi logistici, può trovarsi ad una quota più bassa rispetto al piano campagna”. E in mancanza di adeguata protezione o di idonei dispositivi, “la persona potrebbe riportare lesioni conseguenti a contatto con organi lavoratori”.

Successivamente nella fase di diraspatura “i rischi per gli operatori sono bassi, in quanto la macchina lavora in automatico”. Però situazioni di pericolo “possono essere presenti durante le fasi di pulitura o manutenzione della medesima”.

Altri rischi riguardano i lavori in postazioni sopraelevate che sono legati, ad esempio, alla necessità di “raggiungere la sommità dei vasi vinari”. E “l’utilizzo di scale portatili è finalizzato, in alcuni casi, all’accesso alla parte superiore dei vasi di contenuta altezza”.

A questo proposito si segnala che “la predisposizione di passerelle e di scale fisse e portatili, dotate di regolamentari requisiti tecnici, limita il rischio infortunistico”.

I rischi chimici e i gas asfissianti

Riguardo ai rischi chimici si segnala poi che “la fermentazione tumultuosa del mosto ottenuto dalle uve produce notevoli quantità di anidride carbonica che, se non allontanate, possono determinare rilevante inquinamento in locali chiusi”.

Inoltre l’anidride solforosa, “utilizzata principalmente per le proprietà antiossigeno e per l’azione selettiva nei confronti dei lieviti, in quanto più pesante dell’aria tende ad accumularsi verso il basso. Secondo le concentrazioni e le modalità di impiego può essere tossica o irritante”.

Si indica poi che al termine dell’operazione di svinatura, “l’estrazione delle vinacce dai fermentini non dotati di raschiatore di fondo automatico, può comportare l’introduzione dei lavoratori nei vasi per effettuare un’adeguata pulizia, con conseguente esposizione a vapori etilici ed a CO2”. E l’azoto e l’argon utilizzati per il controllo della ossidazione lenta “possono costituire pericolo elevato per i lavoratori in quanto gas asfissianti”.

E anche la pulitura delle autoclavi, “pur effettuata prevalentemente dall’esterno mediante irrogazione di soluzioni detergenti sulle pareti interne, in via occasionale può richiedere l’introduzione di un lavoratore per la rimozione manuale di residui non diversamente eliminabili. In questo caso i lavoratori potrebbero essere esposti ad un’atmosfera interna contenente gas asfissianti”.

Riprendiamo un’immagine del lavoro di estrazione delle vinacce:

Si ricorda poi che le operazioni di filtrazione “possono comportare esposizione a polveri di farina fossile che, in caso abbia tra i componenti silice libera cristallina, configura un potenziale rischio silicotigeno e cancerogeno”.

Altri rischi per la sicurezza e la salute

Infine nel corso della fase di imbottigliamento “è presente un rischio infortunistico trascurabile se sulla linea sono mantenuti attivi tutti i dispositivi di sicurezza. È invece possibile esposizione ad elevati livelli di rumore”.

Senza dimenticare che nelle cantine ed in tutte le fasi lavorative “non sono escludibili i rischi infortunistici derivanti dalla presenza di pavimenti bagnati o ingombri”.

Altre fonti di pericolo sono costituite, ad esempio, da impianti elettrici non sistematicamente verificati o resi oggetto di manutenzione, dal potenziale contatto con organi lavoratori non adeguatamente segregati, dall’impiego di sostanze caustiche costituiscono ulteriori fonti di pericolo. E in ogni fase lavorativa, infine, “possono essere presenti rischi derivanti da movimentazione manuale dei carichi e da microclima non adeguato”.