Tecna

TECNA Srl

Strada Guidorossi 1/A
43126 Parma
tel. 0521.030551 - fax 0521.030543

News

In relazione alle spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019.

È possibile detrarre dall’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) una parte dei costi sostenuti per ristrutturare le abitazioni e le parti comuni degli edifici residenziali situati nel territorio dello Stato.

 

CHI PUÒ USUFRURNE:

L’agevolazione spetta non soltanto ai proprietari degli immobili ma anche ai titolari di diritti reali/personali di godimento sugli immobili oggetto degli interventi e che ne sostengono le relative spese:

  • proprietari o nudi proprietari
  • titolari di un diritto reale di godimento (usufrutto, uso, abitazione o superficie)
  • locatari o comodatari
  • soci di cooperative divise e indivise
  • imprenditori individuali, per gli immobili non rientranti fra i beni strumentali o
  • merce
  • soggetti indicati nell’articolo 5 del Tuir, che producono redditi in forma associata (società semplici, in nome collettivo, in accomandita semplice e soggetti a questi equiparati, imprese familiari), alle stesse condizioni previste per gli imprenditori individuali.

 

Hanno diritto alla detrazione, inoltre, purché sostengano le spese e siano intestatari di bonifici e fatture:

  • il familiare convivente del possessore o detentore dell’immobile oggetto dell’intervento (il coniuge, i parenti entro il terzo grado e gli affini entro il secondo grado)
  • il coniuge separato assegnatario dell’immobile intestato all’altro coniuge
  • il componente dell’unione civile (la legge n. 76/2016, per garantire la tutela dei diritti derivanti dalle unioni civili tra persone delle stesso sesso, equipara al vincolo giuridico derivante dal matrimonio quello prodotto dalle unioni civili)
  • il convivente more uxorio, non proprietario dell’immobile oggetto degli interventi né titolare di un contratto di comodato, per le spese sostenute a partire dal 1° gennaio 2016.

 

Dal 2018, infine, le detrazioni per interventi di ristrutturazione edilizia (compresi quelli per l’adozione di misure antisismiche) possono essere usufruite anche:

  • dagli Istituti autonomi per le case popolari, comunque denominati
  • dagli enti che hanno le stesse finalità sociali dei predetti istituti; questi enti devono
  • essere stati costituiti, e già operanti alla data del 31 dicembre 2013, nella forma di società che rispondono ai requisiti della legislazione europea in materia di “in house providing”.

 

La documentazione è da trasmettere entro 90 giorni dalla fine dei lavori

Si informano gli utenti che per gli interventi la cui data di fine lavori è compresa tra l’ 01 gennaio 2019 e l’ 11 marzo 2019, il termine di 90 giorni per la trasmissione dei dati, attraverso i siti ecobonus2019.enea.it e bonuscasa2019.enea.it, decorre dal 11 marzo 2019

La detrazione deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo, nell’anno in cui è sostenuta la spesa e in quelli successivi.

 

CUMULABILITÀ CON LA DETRAZIONE IRPEF PER IL RISPARMIO ENERGETICO

La detrazione per gli interventi di recupero edilizio non è cumulabile con l’agevolazione fiscale prevista per gli stessi interventi dalle disposizioni sulla riqualificazione energetica degli edifici (detrazione attualmente pari al 65%).

 

COME PAGARE

Per fruire della detrazione è necessario che i pagamenti siano effettuati con bonifico bancario o postale (anche “on line”), da cui risultino:

  • causale del versamento, con riferimento alla norma (articolo 16-bis del Dpr 917/1986) 18
  • codice fiscale del beneficiario della detrazione
  • codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento.

 

AGEVOLAZIONE DELL’IVA

Per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio è possibile usufruire dell’aliquota Iva ridotta. A seconda del tipo di intervento, l’agevolazione si applica sulle prestazioni dei servizi resi dall’impresa che esegue i lavori e, in alcuni casi, sulla cessione dei bene.

 

ELENCO INTERVENTI SOGGETTI ALL’OBBLIGO DI INVIO

COMPONENTI E TECNOLOGIE TIPO DI INTERVENTO
Strutture edilizie · riduzione della trasmittanza delle pareti verticali che delimitano gli ambienti riscaldati dall’ esterno, dai vani freddi e dal terreno;

· riduzione delle trasmittanze delle strutture opache orizzontali e inclinate (coperture) che delimitano gli ambienti riscaldati dall’esterno e dai vani freddi;

· riduzione della trasmittanza termica dei pavimenti che delimitano gli ambienti riscaldati dall’ l’esterno, dai vani freddi e dal terreno;

 

Infissi · riduzione della trasmittanza dei serramenti comprensivi di infissi che delimitano gli ambienti riscaldati dall’ esterno e dai vani freddi;

 

Impianti tecnologici · installazione di collettori solari (solare termico) per la produzione di acqua calda sanitaria e/o il riscaldamento degli ambienti;

· sostituzione di generatori di calore con caldaie a condensazione per il riscaldamento degli ambienti (con o senza produzione di acqua calda sanitaria) o per la sola produzione di acqua calda per una pluralità di utenze ed eventuale adeguamento dell’impianto;

· sostituzione di generatori con generatori di calore ad aria a condensazione ed eventuale adeguamento dell’impianto;

· pompe di calore per climatizzazione degli ambienti ed eventuale adeguamento dell’impianto;

· sistemi ibridi (caldaia a condensazione e pompa di

· calore) ed eventuale adeguamento dell’impianto;

· microcogeneratori (Pe<50kWe);

· scaldacqua a pompa di calore;

· generatori di calore a biomassa;

· installazione di sistemi di contabilizzazione del calore negli impianti centralizzati per una pluralità di utenze;

· installazione di sistemi di termoregolazione e building automation;

· installazione di impianti fotovoltaici.

 

Elettrodomestici (solo se collegati ad un intervento di recupero del patrimonio edilizio iniziato a decorrere dal: 1) 1o gennaio 2017 per le spese sostenute nel 2018; 2) 1° gennaio 2018 per le spese sostenute nel 2019

 

· forni

· frigoriferi

· lavastoviglie

· piani cottura elettrici

· lavasciuga

· lavatrici

· asciugatrici

 

 

 

In relazione alle spese sostenute dal 1° gennaio al 31 dicembre 2019.

È possibile detrarre dall’Irpef (l’imposta sul reddito delle persone fisiche) una parte dei costi sostenuti per ristrutturare le abitazioni e le parti comuni degli edifici residenziali situati nel territorio dello Stato.

CHI PUO’ USUFRUIRNE:

Per gli interventi effettuati sulle parti comuni degli edifici residenziali le detrazioni spettano a ogni singolo condomino in base alla quota millesimale di proprietà o dei diversi criteri applicabili ai sensi degli articoli 1123 e seguenti del codice civile.

Il beneficio compete con riferimento all’anno di effettuazione del bonifico da parte

dell’amministrazione del condominio.

In tale ipotesi, la detrazione spetta al singolo condomino nel limite della quota a lui imputabile, a condizione che quest’ultima sia stata effettivamente versata al condominio entro i termini di presentazione della dichiarazione dei redditi.

L’amministratore rilascia una certificazione dalla quale risultano, tra le altre cose, l’ammontare delle spese sostenute nell’anno di riferimento e la quota parte millesimale imputabile al condomino.

Nel caso in cui la certificazione dell’amministratore del condominio indichi i dati relativi a un solo proprietario, mentre le spese per quel determinato alloggio sono state sostenute anche da altri, questi ultimi, se possiedono i requisiti per avere la detrazione, possono fruirne a condizione che attestino sul documento rilasciato dall’amministratore (comprovante il pagamento della quota relativa alla spese) il loro effettivo sostenimento e la percentuale di ripartizione.

Questo vale anche quando la spesa è sostenuta dal familiare convivente, dal componente dell’unione civile o dal convivente more uxorio del proprietario dell’immobile, che possono portare in detrazione le spese sostenute per i lavori condominiali. Sul documento rilasciato dall’amministratore indicheranno gli estremi anagrafici e l’attestazione dell’effettivo sostenimento delle spese.

CONDOMINI MINIMI: si intende un edificio composto da un numero non superiore a otto condòmini. I condomini che, non avendone l’obbligo, non hanno nominato un amministratore e non possiedono un codice fiscale, possono ugualmente beneficiare della detrazione per i lavori di ristrutturazione delle parti comuni.

La documentazione è da trasmettere entro 90 giorni dalla fine dei lavori

Si informano gli utenti che per gli interventi la cui data di fine lavori è compresa tra l’ 01 gennaio 2019 e l’ 11 marzo 2019, il termine di 90 giorni per la trasmissione dei dati, attraverso i siti ecobonus2019.enea.it e bonuscasa2019.enea.it, decorre dal 11 marzo 2019

La detrazione deve essere ripartita in 10 quote annuali di pari importo, nell’anno in cui è sostenuta la spesa e in quelli successivi.

 

CUMULABILITÀ CON LA DETRAZIONE IRPEF PER IL RISPARMIO ENERGETICO

La detrazione per gli interventi di recupero edilizio non è cumulabile con l’agevolazione fiscale prevista per gli stessi interventi dalle disposizioni sulla riqualificazione energetica degli edifici (detrazione attualmente pari al 65%).

 

COME PAGARE

Per fruire della detrazione è necessario che i pagamenti siano effettuati con bonifico

bancario o postale (anche “on line”), da cui risultino:

  • causale del versamento, con riferimento alla norma (articolo 16-bis del Dpr
  • 917/1986) 18
  • codice fiscale del beneficiario della detrazione
  • codice fiscale o numero di partita Iva del beneficiario del pagamento.

 

 

Per parti comuni si intendono quelle riferibili a più unità immobiliari funzionalmente

autonome, a prescindere dall’esistenza di più proprietari.

Le parti comuni interessate sono quelle indicate dall’articolo 1117, numeri 1, 2 e 3 del

codice civile:

  • il suolo su cui sorge l’edificio, le fondazioni, i muri maestri, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni d’ingresso, i vestiboli, i portici, i cortili, tutte le parti dell’edificio necessarie all’uso comune
  • i locali per la portineria e per l’alloggio del portiere, per la lavanderia, per il riscaldamento centrale, per gli stenditoi o per altri simili servizi in comune
  • le opere, le installazioni, i manufatti di qualunque genere che servono all’uso e al godimento comune, come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, le fognature, eccetera.

 

AGEVOLAZIONE DELL’IVA

Per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio è possibile usufruire dell’aliquota Iva ridotta. A seconda del tipo di intervento, l’agevolazione si applica sulle prestazioni dei servizi resi dall’impresa che esegue i lavori e, in alcuni casi, sulla cessione dei bene.

ELENCO INTERVENTI SOGGETTI ALL’OBBLIGO DI INVIO

COMPONENTI E TECNOLOGIE TIPO DI INTERVENTO
Strutture edilizie –        riduzione della trasmittanza delle pareti verticali che delimitano gli ambienti riscaldati dall’ esterno, dai vani freddi e dal terreno;

–        riduzione delle trasmittanze delle strutture opache orizzontali e inclinate (coperture) che delimitano gli ambienti riscaldati dall’esterno e dai vani freddi;

–        riduzione della trasmittanza termica dei pavimenti che delimitano gli ambienti riscaldati dall’ l’esterno, dai vani freddi e dal terreno;

 

Infissi –        riduzione della trasmittanza dei serramenti comprensivi di infissi che delimitano gli ambienti riscaldati dall’ esterno e dai vani freddi;

 

Impianti tecnologici –        installazione di collettori solari (solare termico) per la produzione di acqua calda sanitaria e/o il riscaldamento degli ambienti;

–        sostituzione di generatori di calore con caldaie a condensazione per il riscaldamento degli ambienti (con o senza produzione di acqua calda sanitaria) o per la sola produzione di acqua calda per una pluralità di utenze ed eventuale adeguamento dell’impianto;

–        sostituzione di generatori con generatori di calore ad aria a condensazione ed eventuale adeguamento dell’impianto;

–        pompe di calore per climatizzazione degli ambienti ed eventuale adeguamento dell’impianto;

–        sistemi ibridi (caldaia a condensazione e pompa di

–        calore) ed eventuale adeguamento dell’impianto;

–        microcogeneratori (Pe<50kWe);

–        scaldacqua a pompa di calore;

–        generatori di calore a biomassa;

–        installazione di sistemi di contabilizzazione del calore negli impianti centralizzati per una pluralità di utenze;

–        installazione di sistemi di termoregolazione e building automation;

–        installazione di impianti fotovoltaici.

 

Elettrodomestici (solo se collegati ad un intervento di recupero del patrimonio edilizio iniziato a decorrere dal: 1) 1o gennaio 2017 per le spese sostenute nel 2018; 2) 1° gennaio 2018 per le spese sostenute nel 2019

 

–        forni

–        frigoriferi

–        lavastoviglie

–        piani cottura elettrici

–        lavasciuga

–        lavatrici

–        asciugatrici

 

 

È stato pubblicato sul sito del Ministero dell’Ambiente il decreto che fissa, per ogni tipologia di veicolo, l’entità dei contributi per l’anno 2019 relativi alla gestione degli pneumatici (PFU) derivanti da demolizione di veicoli.

I nuovi importi si applicheranno dal 09/05/2019 e da questa data i rivenditori di veicoli dovranno riscuotere il contributo PFU, sulla base dei nuovi valori fissati dal decreto e presenti nella tabella pubblicata nella sezione News del sito http://www.pneumaticifuoriuso.it/, riportata anche in allegato.

Rispetto ai contributi dello scorso anno, applicati a partire dal 5/1/2018, i nuovi contributi per il 2019 sono diminuiti per tutte le categorie di veicoli interessati.

Per i pneumatici di:

ciclomotori e motoveicoli – categoria A1 (ciclomotori, motocicli, motocarri, ecc.) si passa da 0,78 a 0,64 (Euro/Veicolo);

autoveicoli e relativi rimorchi – categoria B1 (autovetture, autovetture per il trasporto promiscuo, autocaravan, ecc.) si passa da 5,17 a 4,17 (Euro/Veicolo);

autocarri, autobus – (autotreni, auto snodati, auto articolati, filoveicoli, trattori stradali, ecc.) si passa:

– per la categoria C1 da 19,74 a 16,66 (Euro/Veicolo);

– per la categoria C2 da 36,44 a 30,75 (Euro/Veicolo);

macchine agricole, macchine operatrici, macchine industriali (trattori, escavatori, ecc.) si passa:

– per la categoria D0 da 1,01 a 0,81 (Euro/Veicolo);

– per la categoria D1 da 4,43 a 3,58 (Euro/Veicolo);

– per la categoria D2 da 7,90 a 6,39 (Euro/Veicolo);

– per la categoria D3 da 20,70 a 16,75 (Euro/Veicolo);

– per la categoria D4 da 45,17 a 36,54 (Euro/Veicolo);

– per la categoria D5 da 67,75 a 54,81 (Euro/Veicolo);

– per la categoria D6 da 131,75 a 106,58 (Euro/Veicolo).

Riferimento normativo: Decreto Direttoriale del Ministero Ambiente n.55 del 24/04/2019

Leggi qui la tabella dei nuovi contributi PFU

Il decreto Semplificazione del 11.02.2019 n. 12 proroga a dicembre 2019 la messa a norma degli asili nido e a dicembre 2021 quella delle scuole.

Per semplificare e razionalizzare le procedure di adeguamento alla normativa antincendio degli edifici pubblici adibiti ad uso scolastico, è previsto un piano triennale di interventi per il periodo 2019-2021 nell’ambito della programmazione triennale nazionale in materia di edilizia scolastica.
Nell’attesa che il piano venga definito, l’adeguamento alle norme antincendio è prorogato al 31 dicembre 2021 per le scuole e al 31 dicembre 2019 per gli asili nido.

Scuole, la normativa antincendio:

Non si tratta del primo slittamento dei termini per l’adeguamento delle scuole alla normativa antincendio. Senza questa proroga, i termini per l’adeguamento sarebbero già scaduti il 31 dicembre 2018.

Dal 2022 tutte le scuole dovranno essere dotate del Certificato Prevenzione Incendi (che dal 2011 è diventato Segnalazione Certificata Inizio Attività – SCIA antincendio) e dovranno rispettare le disposizioni delle “Norme di prevenzione incendi per l’edilizia scolastica” (DM 26 agosto 1992) o, in alternativa, delle “Norme tecniche  di prevenzione incendi per le attività scolastiche” (DM 7 agosto 2017).

Per gli asili nido, la proroga al 31 dicembre 2019 è riferita ai requisiti previsti dall’articolo 6, comma 1, lettera a) del DM 16 luglio 2014 “Regola tecnica di prevenzione incendi per la progettazione, costruzione ed esercizio degli asili nido”.

Per i requisiti previsti dallo stesso articolo 6, comma 1, lettera b) e lettera c), del citato decreto, le scadenze per l’adeguamento sono rispettivamente il 31 dicembre 2020 ed il 31 dicembre 2023.

CONAI premia la sostenibilità ambientale degli imballaggi immessi al consumo dai propri consorziati nel 2017/2018, tramite il Bando CONAI per la “Prevenzione – Valorizzare la sostenibilità ambientale degli imballaggi” – edizione 2019 e destinando, a tale scopo, un importo complessivo pari a €500.000 di cui nove premi speciali da €10.000 ciascuno.

 Il Regolamento, al cui interno sono indicati i principi generali e le modalità di adesione/partecipazione, è scaricabile/consultabile al seguente link: http://www.conai.org/prevenzione/pensare-al-futuro/bando-prevenzione/

 In allegato una brochure riassuntiva delle principali novità e delle modalità di partecipazione al Bando.

Bando Prevenzione CONAI 2019

Per ulteriori informazioni sul bando:

TECNA Srl

Tel. 0521 030551

info@tecnaparma.it

L’utilizzo di gru per autocarro richiede il possesso, da parte dell’operatore, dell’abilitazione ai sensi dall’Accordo Stato-Regioni del 22 febbraio 2012, attraverso corsi di formazione specifica.

TECNA S.r.l. organizza il corso completo e di aggiornamento presso le proprie aule oppure presso la tua Azienda.

Per individuare l’attrezzatura ed il monte ore di seguito un breve prontuario:

• FORMAZIONE COMPLETA di 12 ore: moduli teorici (4 h) e modulo pratico (8 h) con prova utilizzo dei mezzi.
• AGGIORNAMENTO di 4 ore: argomenti dei moduli pratici

ESEMPI DI GRU SU AUTOCARRO e DEFINIZIONE

 

Gru per autocarro: gru a motore comprendente una colonna, che ruota intorno ad una base ed un gruppo bracci che è applicato alla sommità della colonna. La gru è montata di regola su un veicolo (eventualmente su un rimorchio, su un a trattrice o su una base fissa) ed è progettata per caricare e scaricare il veicolo.

Per informazioni, organizzazione del corso e verifica dei tuoi attestati siamo a disposizione: tel. 0521 030551

Il 12 marzo 2019 è entrato in vigore il d.lgs. 17/2019 relativo all’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento europeo sui dpi (regolamento (ue) n. 2016/425 del parlamento europeo e del consiglio, del 9 marzo 2016).

L’obiettivo del nuovo decreto è di:

  • semplificare e chiarire il quadro esistente per l’immissione sul mercato di tali dispositivi;
  • migliorare la trasparenza, l’efficacia e l’armonizzazione delle misure esistenti.

Si sottolinea che dal 21 aprile 2019, possono essere immessi sul mercato solo dispositivi di protezione individuale che rispettino le indicazioni del regolamento ue di cui capo iv (valutazione della conformità) art. 18 e 19

CAPO IV

VALUTAZIONE DELLA CONFORMITÀ

Articolo 18

Categorie di rischio dei DPI

I DPI sono classificati secondo le categorie di rischio di cui all’allegato I.

Articolo 19

Procedure di valutazione della conformità

Le procedure di valutazione della conformità da seguire, per ognuna delle categorie di rischio di cui all’allegato I, sono le seguenti:

a) categoria I: controllo interno della produzione (modulo A) di cui all’allegato IV;

 

b) categoria II: esame UE del tipo (modulo B) di cui all’allegato V seguito dalla conformità al tipo basata sul controllo interno della produzione (modulo C) di cui all’allegato VI;

 

c) categoria III: esame UE del tipo (modulo B) di cui all’allegato V e una delle seguenti:

 

i) conformità al tipo basata sul controllo interno della produzione unito a prove del prodotto sotto controllo ufficiale effettuate ad intervalli casuali (modulo C2) di cui all’allegato VII;

 

ii) conformità al tipo basata sulla garanzia di qualità del processo di produzione (modulo D) di cui all’allegato VIII.

A titolo di deroga, per i DPI prodotti come unità singole per adattarsi ad un singolo utilizzatore e classificati secondo la categoria III, può essere seguita la procedura di cui alla lettera b).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

per ogni informazione: tecna 0521030551

Articolo 20 – OBBLIGHI DEI LAVORATORI

  1. Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro.

 

  1. I lavoratori devono in particolare:
    • contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all’adempimento degli obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;
    • osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale;
    • utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e le miscele pericolose, i mezzi di trasporto e, nonché i dispositivi di sicurezza;
    • utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione;
    • segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dei dispositivi di cui alle lettere c) e d), nonché qualsiasi eventuale condizione di pericolo di cui vengano a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e possibilità e fatto salvo l’obbligo di cui alla lettera f) per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo grave e incombente, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;
    • non rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo;
    • non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza ovvero che possono compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori;
    • partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro;
    • sottoporsi ai controlli sanitari previsti dal presente decreto legislativo o comunque disposti dal medico competente.

 

  1. I lavoratori di aziende che svolgono attività in regime di appalto o subappalto, devono esporre apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro. Tale obbligo grava anche in capo ai lavoratori autonomi che esercitano direttamente la propria attività nel medesimo luogo di lavoro, i quali sono tenuti a provvedervi per proprio conto29

 

Sanzioni per i lavoratori

Sanzioni penali

Art. 20, co. 2, lett. b), c), d), e), f), g), h), i): arresto fino a un mese o ammenda da 245,70 a 737,10 euro (Art. 59, co. 1, lett. a)

Sanzioni amministrative

Art. 20 co. 3: sanzione amministrativa pecuniaria da 61,43 a 368,56 euro (Art. 59, co. 1, lett. b)

 

Sanzioni per i lavoratori autonomi

Art. 20 co. 3: sanzione amministrativa pecuniaria da 61,43 a 368,56 euro (Art. 60, co. 2)

Quali sono gli obblighi previsti dalla legge in materia di sicurezza e salubrità sui luoghi di lavoro per le lavoratrici madri?

In ogni azienda il Datore di Lavoro (DdL) è il responsabile per la tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori e delle lavoratrici impiegati nella propria azienda.
Il DdL deve mettere in atto misure e strumenti informativi per responsabilizzare i dipendenti in materia di prevenzione e protezione sul lavoro.
Nello specifico deve informare tutte le lavoratrici dei risultati del Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) e dell’obbligo di segnalare lo stato di gravidanza per iscritto non appena ne vengano a conoscenza (leggi l’Informativa per le Lavoratrici Madri a QUESTO LINK).

Per conoscere gli adempimenti obbligatori da mettere in atto dopo la comunicazione dello stato di gravidanza da parte della lavoratrice, vi invitiamo a scaricare la breve guida a QUESTO LINK.

Conai ha introdotto – con effetto dal 20 febbraio 2019 – una procedura agevolata per le aziende che spontaneamente intendano regolarizzare concretamente la posizione senza frapporre alcun ostacolo per la determinazione del Contributo ambientale Conai dovuto nei tempi previsti dalle vigenti disposizioni consortili.

Tale procedura prevede in particolare:

che l’accertamento sia limitato agli ultimi 5 anni (anzichè 10) precedenti alla data di invio dell’autodenuncia, sempre che non siano già stati avviati controlli ai sensi dell’art. 11 del Regolamento consortile;

la possibilità di rateizzare le somme dovute al Conai (per contributo e interessi di mora) fino a 36 mesi.

Restano altresì fermi sia il termine per l’invio delle dichiarazioni dopo l’autodenuncia (30 giorni) sia la non applicazione di sanzioni da parte del Conai.

Le agevolazioni (che comunque non possono essere intese come rinuncia preventiva del Conai al Contributo ambientale Conai dovuto dall’impresa nell’ultimo decennio) operano alle seguenti condizioni e decadono automaticamente qualora venga meno anche una sola di esse:

invio entro il termine di 30 giorni dalla data di presentazione dell’autodenuncia, delle dichiarazioni periodiche al Conai riferite ai 5 anni antecedenti alla stessa autodenuncia;

regolare pagamento delle somme dovute al Conai a qualunque titolo.