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News

Il 12 marzo 2019 è entrato in vigore il d.lgs. 17/2019 relativo all’adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni del regolamento europeo sui dpi (regolamento (ue) n. 2016/425 del parlamento europeo e del consiglio, del 9 marzo 2016).

L’obiettivo del nuovo decreto è di:

  • semplificare e chiarire il quadro esistente per l’immissione sul mercato di tali dispositivi;
  • migliorare la trasparenza, l’efficacia e l’armonizzazione delle misure esistenti.

Si sottolinea che dal 21 aprile 2019, possono essere immessi sul mercato solo dispositivi di protezione individuale che rispettino le indicazioni del regolamento ue di cui capo iv (valutazione della conformità) art. 18 e 19

CAPO IV

VALUTAZIONE DELLA CONFORMITÀ

Articolo 18

Categorie di rischio dei DPI

I DPI sono classificati secondo le categorie di rischio di cui all’allegato I.

Articolo 19

Procedure di valutazione della conformità

Le procedure di valutazione della conformità da seguire, per ognuna delle categorie di rischio di cui all’allegato I, sono le seguenti:

a) categoria I: controllo interno della produzione (modulo A) di cui all’allegato IV;

 

b) categoria II: esame UE del tipo (modulo B) di cui all’allegato V seguito dalla conformità al tipo basata sul controllo interno della produzione (modulo C) di cui all’allegato VI;

 

c) categoria III: esame UE del tipo (modulo B) di cui all’allegato V e una delle seguenti:

 

i) conformità al tipo basata sul controllo interno della produzione unito a prove del prodotto sotto controllo ufficiale effettuate ad intervalli casuali (modulo C2) di cui all’allegato VII;

 

ii) conformità al tipo basata sulla garanzia di qualità del processo di produzione (modulo D) di cui all’allegato VIII.

A titolo di deroga, per i DPI prodotti come unità singole per adattarsi ad un singolo utilizzatore e classificati secondo la categoria III, può essere seguita la procedura di cui alla lettera b).

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

per ogni informazione: tecna 0521030551

Articolo 20 – OBBLIGHI DEI LAVORATORI

  1. Ogni lavoratore deve prendersi cura della propria salute e sicurezza e di quella delle altre persone presenti sul luogo di lavoro, su cui ricadono gli effetti delle sue azioni o omissioni, conformemente alla sua formazione, alle istruzioni e ai mezzi forniti dal datore di lavoro.

 

  1. I lavoratori devono in particolare:
    • contribuire, insieme al datore di lavoro, ai dirigenti e ai preposti, all’adempimento degli obblighi previsti a tutela della salute e sicurezza sui luoghi di lavoro;
    • osservare le disposizioni e le istruzioni impartite dal datore di lavoro, dai dirigenti e dai preposti, ai fini della protezione collettiva ed individuale;
    • utilizzare correttamente le attrezzature di lavoro, le sostanze e le miscele pericolose, i mezzi di trasporto e, nonché i dispositivi di sicurezza;
    • utilizzare in modo appropriato i dispositivi di protezione messi a loro disposizione;
    • segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dei dispositivi di cui alle lettere c) e d), nonché qualsiasi eventuale condizione di pericolo di cui vengano a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e possibilità e fatto salvo l’obbligo di cui alla lettera f) per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo grave e incombente, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;
    • non rimuovere o modificare senza autorizzazione i dispositivi di sicurezza o di segnalazione o di controllo;
    • non compiere di propria iniziativa operazioni o manovre che non sono di loro competenza ovvero che possono compromettere la sicurezza propria o di altri lavoratori;
    • partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati dal datore di lavoro;
    • sottoporsi ai controlli sanitari previsti dal presente decreto legislativo o comunque disposti dal medico competente.

 

  1. I lavoratori di aziende che svolgono attività in regime di appalto o subappalto, devono esporre apposita tessera di riconoscimento, corredata di fotografia, contenente le generalità del lavoratore e l’indicazione del datore di lavoro. Tale obbligo grava anche in capo ai lavoratori autonomi che esercitano direttamente la propria attività nel medesimo luogo di lavoro, i quali sono tenuti a provvedervi per proprio conto29

 

Sanzioni per i lavoratori

Sanzioni penali

Art. 20, co. 2, lett. b), c), d), e), f), g), h), i): arresto fino a un mese o ammenda da 245,70 a 737,10 euro (Art. 59, co. 1, lett. a)

Sanzioni amministrative

Art. 20 co. 3: sanzione amministrativa pecuniaria da 61,43 a 368,56 euro (Art. 59, co. 1, lett. b)

 

Sanzioni per i lavoratori autonomi

Art. 20 co. 3: sanzione amministrativa pecuniaria da 61,43 a 368,56 euro (Art. 60, co. 2)

Cos’è l’HACCP?
HACCP è l’acronimo di Hazard Analysis Critical Control Point (Analisi dei Rischi e Controllo dei Punti Critici). Si tratta di un manuale personalizzato per le aziende che operano ai vari livelli della lavorazione, manipolazione e trattamento più o meno diretto degli alimenti che ha come obiettivo il rispetto della normativa HACCP.Ogni azienda che svolge attività nel settore alimentare, anche in modo più o meno diretto, DEVE predisporre il proprio Manuale HACCP redatto “su misura”, affinché possa realmente essere applicato all’interno della struttura operativa. Il non rispetto degli obblighi previsti dalla legge comporta importanti sanzioni.

In che cosa consiste?
In ogni attività del settore agro-alimentare, consiste nell’individuazione di ogni fase che potrebbe rivelarsi critica per la sicurezza igienica e quindi, nella relativa definizione e applicazione di adeguate procedure di sicurezza igienico-sanitarie. L’obiettivo principale è quello di produrre la descrizione specifica e la documentazione di tutte le modalità e le misure messe in atto per garantire l’integrità, la sicurezza e la salubrità delle preparazioni alimentari (protocolli operativi e controlli su personale addetto, attrezzature, locali di stoccaggio e mezzi di trasporto).

Per chi è obbligatorio?
Il manuale HACCP è obbligatorio per tutte le attività del settore alimentare indipendentemente dalle loro mansioni, come:

  • Preparazione, produzione confezionamento
  • Deposito, trasporto, distribuzione e stoccaggio
  • Distribuzione e vendita

Come fare?
TECNA S.r.l., azienda specializzata nella consulenza in ambito sicurezza sul lavoro, ambiente, formazione e qualità, assiste le aziende e fornisce consulenza nella redazione del manuale HACCP.

Cosa ti offriamo?

  • Supporto durante l’analisi del processo produttivo
  • Affiancamento del cliente nella valutazione della conformità dei luoghi adibiti alla produzione, somministrazione, magazzino, trasporto e vendita degli alimenti
  • Redazione del manuale HACCP
  • Redazione del manuale di rintracciabilità
  • Consulenza e assistenza nell’implementazione dei processi di rintracciabilità alimentare
  • Attività di formazione interna per addetti in materia di HACCP presso le aziende
  • Audit presso mense aziendali
  • Audit interni (prima parte) e presso fornitori (seconda parte)
  • Assistenza per etichettatura di prodotti alimentari
  • Assistenza per redazione quaderno ingredienti
  • Consulenza sugli allergeni
  • Supporto alle aziende nel realizzare Menù con riportati gli ingredienti e gli allergeni
  • Servizio di campionamento e ritiro campioni
  • Analisi microbiologiche e chimiche sulle materie prime, sui semilavorati e sui prodotti finiti e tamponi ambientali
  • Certificazioni di qualità nel settore agro-alimentare

I consulenti di TECNA, società del gruppo CNA, sono a vostra disposizione per informazioni e maggiori approfondimenti.

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Il DVR quale strumento operativo di pianificazione degli interventi.

COS’E’

Relazione sulla valutazione di tutti i rischi per la sicurezza e la salute durante l’attività lavorativa, nella quale sono specificati i criteri adottati per la valutazione stessa

CHI LO DEVE FARE

la scelta dei criteri di redazione del documento è rimessa al datore di lavoro, che vi provvede con criteri di semplicità, brevità e comprensibilità, in modo da garantirne la completezza e l’idoneità quale strumento operativo di pianificazione degli interventi aziendali e di prevenzione” (art.28 c.2 lett.a) D.Lgs.81/08).

 LO SCOPO

La redazione si applica a tutte le lavorazioni e lo scopo è quello di costituire un elemento concreto per la protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori in quanto in esso il datore di lavoro, dopo aver valutato i rischi per la sicurezza e la salute durante il lavoro, specifica:

  • i criteri adottati per la valutazione stessa,
  • procede ad individuare le misure di prevenzione e di protezione,
  • i dispositivi di protezione individuale,
  • formula il programma delle misure ritenute opportune per garantire il miglioramento, nel tempo, dei livelli di sicurezza
  • utilizzando strumenti tipo procedurale derivanti fondamentalmente da una adeguata informazione e formazione del personale (prevenzione soggettiva)

QUANDO E’ OBBLIGATORIO

La stesura del DVR è obbligatoria quando si hanno dei lavoratori, vengono equiparati ai lavoratori ai fini della tutela in materia di sicurezza:

  • i soci lavoratori di cooperativa o di società, anche di fatto, che prestano la loro attività per conto delle società e dell’ente stesso;
  • gli associati in partecipazione di cui all’articolo 2549, 2e seguenti del codice civile;
  • i partecipanti a iniziative di tirocini formativi e di orientamento (quindi anche stages, percorsi di alternanza studio-lavoro, ecc.);
  • gli allievi degli istituti di istruzione ed universitari e i partecipanti ai corsi di formazione professionale nei quali si faccia uso di laboratori, attrezzature di lavoro in genere, agenti chimici, fisici e biologici, ivi comprese le apparecchiature fornite di videoterminali (limitatamente ai periodi in cui l’allievo stesso è effettivamente applicato alla strumentazioni o ai laboratori in questione), in poche parole gli studenti che si trovano nelle condizioni sopraindicate;
  • i volontari

Nei giorni scorsi, l’Ausl di Parma ha reso noto che la Regione Emilia Romagna con Delibera regionale 1762/17 ha previsto la realizzazione del piano “Tutela della salute e sicurezza nel comparto della logistica”.

Il piano, che dovrà quindi essere realizzato su tutto il territorio regionale, prevede l’analisi dei rischi lavorativi specifici per individuare le misure di prevenzione e protezione per la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, previo censimento delle aziende del comparto logistico regionale, censimento affidato alla Fondazione Istituto dei Trasporti e della Logistica (ITL), ente di ricerca specializzato nel comparto della logistica, e tuttora in corso.

A Parma, in particolare, il progetto regionale è stato declinato negli aspetti psico-sociali della sicurezza sul lavoro e nella cultura organizzativa in tema di rischio da stress lavoro-correlato: operativamente ciò si traduce nel fatto che operatori del Servizio Prevenzione e Sicurezza degli Ambienti di Lavoro provvederanno, nel corso del 2019, ad effettuare sopralluoghi in una decina circa di aziende del comparto della logistica del territorio provinciale, finalizzati alla verifica della valutazione e gestione del rischio da stress lavoro correlato ai sensi del DL 81/08, con un taglio specificatamente volto ad indagare il tema della cultura organizzativa e delle sue interfacce con la sicurezza e salute nei luoghi di lavoro.

Il progetto si svilupperà nel concreto in forma di incontro con le figure della prevenzione aziendale presso la sede/unità locale aziendale territoriale; l’incontro, comunicato con breve anticipo, prevederà:

– la verifica della valutazione e gestione dello stress lavoro correlato;

– somministrazione di questionari che esplorano i rischi psicosociali, in particolare lo stress lavoro correlato, uno rivolto ai lavoratori e uno ai datori di lavoro;

I sopralluoghi inizieranno nel mese di marzo 2019 per concludersi a dicembre 2019.

Siamo a disponibile per visite gratuiti di verifica della documentazione aziendale.

In occasione della Giornata internazionale delle donne dell’8 marzo, è online il nuovo Dossier Donne dell’Inail che analizza il fenomeno infortunistico e tecnopatico al femminile. Le denunce pervenute all’Istituto per infortuni sul lavoro avvenuti nel 2017 che hanno riguardato le donne nelle tre gestioni principali (Agricoltura, Industria e servizi, conto Stato).

  • Le denunce di infortunio, a fronte di un aumento dell’1,6% dell’occupazione femminile, sono passate dalle 245.252 del 2013 alle 231.067 del 2017, con una diminuzione percentuale del 5,8%.
  • Le denunce di infortunio con esito mortale, per le lavoratrici sono state cinque in meno, dalle 116 del 2013 alle 111 del 2017 (-4,3%).
  • L’incidenza degli infortuni in itinere, avvenuti cioè nel tragitto casa-lavoro-casa, si conferma anche nel 2017 elevata, sia in valore assoluto 52.823 casi sia in percentuale 22,9%. Le denunce di casi mortali: anche nel 2017 tra le donne più di un decesso su due (52,3%) è avvenuto in itinere.
  • Le malattie professionali denunciate dalle lavoratrici nel 2017 sono state quasi 15.851 (785 in meno rispetto al 2016), pari al 27,3% delle 58.025 tecnopatie denunciate nel complesso. Con un incremento pari al 5,5% tra le donne.

A colpire le lavoratrici e i lavoratori:

–        Sistema osteo-muscolare e del tessuto connettivo e quelle del sistema nervoso

–        Tra le patologie del sistema osteo-muscolare, le più frequenti sono le dorsopatie e i disturbi dei tessuti molli, mentre tra le malattie del

–        Sistema nervoso, oltre il 99% è rappresentato dalla sindrome del tunnel carpale.

I DATI DELLE DONNE IN PILLOLE

  • Infortuni sul lavoro denunciati: 231.067 (+0,3% rispetto al 2016)
  • Casi mortali denunciati: 111 (108 nel 2016)
  • Infortuni in itinere denunciati: 52.823 (+4,0% rispetto al 2016)
  • Casi mortali in itinere denunciati: 58 (56 nel 2016)
  • Infortuni domestici denunciati: 405 (-27,2% rispetto al 2016)
  • Malattie professionali denunciate: 15.851 (-4,7% rispetto al 2016)

Conoscere per comprendere

Pillole di sicurezza: valutazione dei rischi; rischio; pericolo; danno

D.lgs. 9 aprile 2008, n. 81 e s.m.i.  e UNI 11230:2007 Gestione del rischio

Cos’è la Valutazione dei rischi
E’ il processo di:

  • Identificazione del rischio (ricerca, individuazione e descrizione del rischio)
  • Misurazione del rischio ( attribuzione di un valore)
  • Ponderazione del rischio (comparazione del rischio)

Attraverso la Prevenzione del rischio di adottano misure utili alla riduzione della probabilità di un evento sfavorevole, mentre con la Protezione dal rischio si adottano misure utili alla riduzione dell’entità delle conseguenze di un evento sfavorevole.

Il Documento di valutazione dei rischi è fonte di programmazione e pianificazione e strumento per una corretta e sistemica gestione della sicurezza aziendale

Cos’è il Rischio
Il rischio è la probabilità che sia raggiunto il livello potenziale di danno alle persone nelle condizioni di impiego e/o esposizione. La nozione di rischio implica l’esistenza di una sorgente di pericolo e delle possibilità che essa si trasformi in un danno.

Cos’è Pericolo
Il pericolo è una proprietà o qualità intrinseca di una determinata entità (sostanza, attrezzo, metodo) avente potenzialità, caratteristiche di causare un danno alle persone

Cos’è il Danno

  • Qualunque conseguenza negativa derivante dal verificarsi dell’evento
  • Lesione fisica o danno alla salute
  • Gravità delle conseguenze che si verificano al concretizzarsi del pericolo

Sentenza della corte di cassazione  – sezione lavoro

Non partecipare ai corsi di formazione in materia di salute e sicurezza sul lavoro costituisce per i lavoratori una giusta causa di licenziamento

Sulla responsabilizzazione del lavoratore in materia di salute e sicurezza sul lavoro e sulla sostituzione nella organizzazione aziendale della sicurezza sul lavoro di un sistema di prevenzione collaborativo da parte dei lavoratori rispetto a quello iperprotettivo da parte del datore di lavoro, come è giusto che sia considerato che le disposizioni in materia di salute e sicurezza sul lavoro di cui al D. Lgs. n. 81/2008 e s.m.i. hanno voluto appunto coinvolgere i lavoratori nel rispetto delle norme di sicurezza prevedendo anche per essi delle sanzioni per gli inadempienti”.

Il D. Lgs. n. 81/2008, in particolare, impone sì ai datori di lavoro con l’art. 18 l’obbligo sanzionato di informare art 36, formare e addestrare art 37 i lavoratori ma impone anche ai lavoratori, con l’art. 20, l’obbligo fra gli altri, anche esso sanzionato, di partecipare ai programmi di formazione e di addestramento organizzati a loro favore dal datore di lavoro.

IL TRIBUNALE

Ha rigettato la domanda proposta da un lavoratore nei confronti della società dalla quale dipendeva diretta alla declaratoria di illegittimità del licenziamento disciplinare per giusta causa intimato dalla stessa società, ai sensi e per gli effetti dell’art. 72 lett. I del vigente CCNL, a seguito di una lettera di addebito con la quale era stata contestata una assenza ingiustificata per non avere preso parte alla formazione obbligatoria prevista dall’Accordo Stato-Regioni, con contestuale contestazione della recidiva in riferimento a due analoghe condotte sanzionate con provvedimenti di natura conservativa.

La sentenza di condanna è stata confermata dalla Corte di Appello per cui il lavoratore avverso la decisione della stessa ha proposto ricorso per cassazione.

LE DECISIONI DELLA CORTE DI CASSAZIONE

Il ricorso del lavoratore è stato rigettato dalla Corte di Cassazione. La stessa ha ritenuto sussistente la recidiva con riferimento ai due precedenti episodi benché non contestati e considerati quali circostanze confermative della condotta tenuta dal lavoratore avendo contribuito significativamente alla valutazione complessiva della sua gravità. L’art. 72 lett. I del CCNL Vetro (richiamato nella contestazione), ha ricordato la suprema Corte, prevede che il licenziamento per punizione è consentito, in caso di recidiva nella “medesima mancanza” di cui all’art. 71 (che contempla anche la mancata presentazione al lavoro senza giustificato motivo) nonché nelle fattispecie di cui ai punti e), f), g) e h) dello stesso art. 71, che abbiano dato luogo a tre sospensioni nei dodici mesi precedenti. Correttamente quindi la Corte territoriale ha individuata la sussistenza di una giusta causa per grave inadempimento o per un grave comportamento del lavoratore alle norme di etica o del comune vivere civile e correttamente ha ritenuta la sussistenza di una grave violazione da parte del lavoratore degli obblighi di diligenza e di fedeltà ovvero delle regole di correttezza e di buona fede di cui agli artt. 1175 e 1375 c.c., tale da ledere in via definitiva il vincolo fiduciario.

Il 20 maggio 2018 è entrato in vigore il Decreto 19 maggio 2017 (prot. 215) del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, di recepimento della direttiva 2014/47/UE .

Tale Decreto stabilisce i requisiti minimi per i controlli tecnici su strada dei veicoli commerciali circolanti nell’Unione Europea al fine di migliorare la sicurezza stradale e l’ambiente.

Tra i vari aspetti peculiari relativi ai controlli che devono essere effettuati, nell’Allegato II sono specificati gli Ambiti dei controlli tecnici su strada e i Contenuti e metodi di controllo , valutazione carenze dei veicoli, mentre l’Allegato III riporta i Principi in materia di fissazione del carico e le modalità operative relative al controllo della fissazione del carico, i metodi di controllo, la valutazione delle carenze.

Ai link indicati di seguito si possono scaricare il Decreto del 19 maggio 2017 e i relativi allegati.

DECRETO MINISTERIALE

DECRETO MINISTERIALE: ALLEGATI

 

Fonte; Ministero delle Infrastutture e dei Trasporti

3D rendering of generic transportation concept at dawn

L’art. 36 del D.Lgs. 9 aprile 2008 n. 81 obbliga il datore di lavoro, il dirigente e il preposto (nell’ambito delle rispettive competenze) a provvedere affinché ogni lavoratore riceva una adeguata informazione su:

 

1. Il datore di lavoro provvede affinché ciascun lavoratore riceva un’adeguata informazione:

a) sui rischi per la salute e sicurezza sul lavoro connessi all’attività dell’impresa in generale;

b) sulle procedure che riguardano il primo soccorso, la lotta antincendio, l’evacuazione dei luoghi di lavoro;

c) sui nominativi dei lavoratori incaricati di applicare le misure di cui agli articoli 45 e 46;

d) sui nominativi del responsabile e degli addetti del servizio di prevenzione e protezione e del medico competente.

 

2. Il datore di lavoro provvede altresì affinché ciascun lavoratore riceva un’adeguata informazione:

a) sui rischi specifici cui è esposto in relazione all’attività svolta, le normative di sicurezza e le disposizioni aziendali in materia;

b) sui pericoli connessi all’uso delle sostanze e delle miscele pericolose sulla base delle schede dei dati di sicurezza previste dalla normativa vigente e dalle norme di buona tecnica;

c) sulle misure e le attività di protezione e prevenzione adottate.

 

3. Il datore di lavoro fornisce le informazioni di cui al comma 1, lettere a) e al comma 2, lettere a), b) e c), anche ai lavoratori di cui all’articolo 3, comma 9.

 

4. Il contenuto della informazione deve essere facilmente comprensibile per i lavoratori e deve consentire loro di acquisire le relative conoscenze. Ove la informazione riguardi lavoratori immigrati, essa avviene previa verifica della comprensione della lingua utilizzata nel percorso informativo.

 

Gli strumenti attraverso i quali può essere fornita l’informazione ai lavoratori sono vari: depliant, video, assemblee generali, volantini, incontri di piccolo gruppo, lezioni in aula; avvisi in bacheca, assemblee di reparto ecc.

L’obbligo di informazione potrà dirsi assolto mediante la consegna al lavoratore di un documento cartaceo solo quando vi sia la prova che lo stesso lo abbia effettivamente ricevuto e purché in quello non siano contenute solo indicazioni generiche.

Le informazioni devono essere fornite ai lavoratori in forma semplice ed immediata, nella lingua loro facilmente comprensibile e facendo anche uso di immagini e figure.

L’informazione (art. 36) deve essere accompagnata sempre da un’opera di sensibilizzazione e da spiegazioni sui contenuti del materiale distribuito e dalla specifica formazione (art. 37 – Accordi Stato Regioni del 21.12.2011).