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News

Inail ha recentemente pubblicato sul proprio portale un opuscolo sulla sicurezza alla guida contenente alcune tabelle relative agli effetti dell’uso di alcol, droghe e farmaci.

Viene sottolineato che l’uso di tali sostanze rappresenta un rischio non solo per la propria sicurezza, ma per la sicurezza dell’intera collettività e l’obiettivo del documento è quello di migliorare la consapevolezza dei rischi tra i guidatori, in ambito lavorativo e non.

Inoltre l’opuscolo illustra le conseguenze dell’assunzione di farmaci, sostanze stupefacenti o psicotrope e alcol previste dal Codice della Strada.

Questo il link per scaricare la guida Inail in formato PDF

È stata questa la sfida del seminario organizzato dalla Prefettura di Parma, dal titolo “Salute e Sicurezza negli ambienti di lavoro in presenza di sostanze pericolose”, che si è svolto nella mattina del 22 ottobre presso la Camera di Commercio di Parma proprio durante la Settimana europea per la salute e la sicurezza sul lavoro 2019.

I dati statistici, pur essendo in leggerissimo calo rispetto all’anno precedente, sono preoccupanti: 9.751 infortuni del lavoro denunciati in provincia di Parma nel 2018, mentre nei primi otto mesi del 2019 gli infortuni riscontrati sono stati 4.460 di cui 8 mortali (2 in meno rispetto all’anno precedente). Il settore in cui sono cresciuti maggiormente gli infortuni tra il 2017 e il 2018 è quello dell’agricoltura (+7%).

Quanto emerge dal seminario riporta all’attenzione l’importanza di fare cultura sulla sicurezza e di sensibilizzare datori di lavoro e lavoratori sull’importanza della conoscenza dei rischi e sull’adozione di comportamenti corretti e responsabili.

La nostra società, che si occupa da diversi anni di consulenza e di formazione nell’ambito della sicurezza, crede fortemente che la salvaguardia delle persone sul posto di lavoro sia un obiettivo da raggiungere attraverso la formazione e la prevenzione. Solo in questa prospettiva è possibile evitare il verificarsi di infortuni e di malattie professionali, che oltre danneggiare fisicamente la salute e il benessere delle persone, incidono sul funzionamento del processo aziendale.

Per maggiori approfondimenti leggi il testo integrale:

 http://www.prefettura.it/parma/contenuti/Seminario_presso_la_camera_di_commercio_di_parma_22_ottobre_2019-7730977.htm

Il sistema di sorveglianza nazionale “Infor.MO”, nato nel 2002 come progetto di ricerca e attualmente adottato nel Piano Nazionale di Prevenzione (2014-2018) delle Regioni, è finalizzato a studiare le cause degli infortuni mortali e gravi sul lavoro, tramite l’analisi della dinamica infortunistica sviluppata secondo il proprio modello.

Obiettivo delle schede informative pubblicate è quello di analizzare le principali modalità di accadimento degli infortuni mortali riportando, per la tematica analizzata, le principali caratteristiche descrittive, l’analisi puntuale delle dinamiche infortunistiche e, a partire dai fattori di rischio evidenziati, alcune delle possibili misure preventive da adottare per ridurre il rischio di infortuni.

Inail ha pubblicato recentemente una scheda informativa (Infor.Mo) sui lavoratori anziani. La scheda contiene i dati, gli infortuni più diffusi gravi e mortali, i fattori di rischio e le principali misure di prevenzione.

Questo il link per scaricare la scheda informativa.

La realizzazione del documento unico per la valutazione rischi da interferenze DUVRI è un obbligo in materia di sicurezza del lavoro, introdotto dall’art. 26 del testo unico sulla sicurezza del lavoro (D. Lgs. n. 81/2008)

COSA SONO I RISCHI INTERFERENTI

I rischi derivanti da interferenze sono i rischi per la salute e l’integrità fisica dei lavoratori, derivanti dall’intervento di una ditta esterna nell’unità produttiva, correlati all’affidamento di attività all’interno dell’azienda o dell’unità produttiva.

QUANDO È OBBLIGATORIO

  • sovrapposizioni di più attività svolte da operatori/lavoratori di appaltatori/ditte/artigiani diversi;
  • immessi nel luogo di lavoro del committente dalle lavorazioni degli appaltatori/ditte/artigiani diversi;
  • esistenti nel luogo di lavoro del committente, ove è previsto che debba operare l’appaltatori/ditte/artigiani diversi, ulteriori rispetto a quelli specifici dell’attività propria dell’appaltatore
  • derivanti da modalità di esecuzione particolari richieste esplicitamente dal committente (che comportino pericoli aggiuntivi rispetto a quelli specifici dell’attività appaltata).”

Con tale documento il datore di lavoro committente valuta i rischi specifici esistenti nell’ambiente lavorativo e indica le misure adottate per eliminare o ridurre al minimo i rischi da interferenze fra le attività affidate ad appaltatori e lavoratori autonomi (ed eventuali subappaltatori) e le attività svolte nello stesso luogo di lavoro dal committente.

Il datore di lavoro committente ha i seguenti compiti:

  • verificare l’idoneità tecnico professionale dell’impresa
  • promuovere la cooperazione ed il coordinamento ai fini della sicurezza
  • fornire ai lavoratori dell’impresa appaltatrice dettagliate informazioni circa i rischi specifici presenti nel luogo in cui sono destinati ad operare e le misure di prevenzione ed emergenza adottate in relazione alla propria attività

Quando il DUVRI non è obbligatorio?

Il D.Lgs 81/08 e la “Legge del fare” n. 99/2013, individuano i seguenti casi, in cui il DUVRI può non essere redatto:

  1. appalti di servizi di natura intellettuale;
  2. mere forniture di materiali o attrezzature;
  3. lavori o servizi la cui durata non sia superiore a 5 uomini-giorno, sempre che essi non comportino rischi derivanti da rischio incendio elevato, o dalla presenza di agenti cancerogeni, biologici, atmosfere esplosive o dalla presenza di rischi particolari di cui all’allegato XI del Testo Unico;
  4. attività che presentano un basso rischio d’infortunio sia per il committente che per l’impresa affidataria, se affidano l’incarico di sorveglianza, coordinamento lavori ad un individuo (preposto) in possesso di formazione, esperienza e competenza professionali adeguate e specifiche in relazione all’incarico.

Gli obblighi per le varie situazioni “a rischio” in carico a proprietari e responsabili delle attività degli edifici

L’amianto è un minerale naturale a struttura fibrosa che ha buone proprietà fonoassorbenti e termoisolanti e che, unitamente all’economicità, è stato ampiamente utilizzato in passato in innumerevoli applicazioni industriali, edilizie e in prodotti di consumo. Il D.M. Sanità 6 settembre 1994 (“Normative e metodologie tecniche di applicazione dell’art. 6, comma 3, dell’art. 12, comma 2, della legge 27 marzo 1992, n. 257, relativa alla cessazione dell’impiego dell’amianto”) classifica i manufatti contenenti amianto (Mca) in due categorie distinte: a matrice friabile se le fibre di amianto sono libere o debolmente legate e quindi possono essere facilmente sbriciolati o ridotti in polvere con la semplice azione manuale; a matrice compatta nel caso in cui le fibre di amianto sono fortemente legate in una matrice stabile e solida (come il cemento-amianto o il vinyl-amianto) e quindi possono essere sbriciolati o ridotti in polvere solo con l’impiego di attrezzi meccanici. Come noto, con il tempo questo materiale si è rivelato nocivo per la salute dell’uomo per la sua proprietà di rilasciare fibre che, se inalate, possono provocare patologie gravi e irreversibili a carico dell’apparato respiratorio (asbestosi, carcinoma polmonare) e delle membrane sierose, principalmente la pleura (mesoteliomi). L’amianto è quindi sicuramente pericoloso soltanto quando può disperdere le sue fibre nell’ambiente circostante per effetto di qualsiasi tipo di sollecitazione meccanica, eolica, da stress termico, dilavamento di acqua piovana. Per questa ragione l’amianto in matrice friabile, il quale può essere ridotto in polvere con la semplice azione manuale, è considerato più pericoloso dell’amianto in matrice compatta che per sua natura ha una scarsa o scarsissima tendenza a liberare fibre. Riconosciuta la pericolosità di questo minerale e in attuazione di specifiche direttive Ce, l’Italia con la legge n. 257 del 27 marzo 1992 ha dettato le “Norme per la cessazione dell’impiego e per il suo smaltimento controllato”. Questa legge prevede il divieto di estrazione, importazione, esportazione, commercializzazione e produzione di amianto. È stata poi emanata una serie di dispositivi legislativi che definiscono le modalità di attuazione dei piani regionali amianto, di valutazione del rischio amianto, di gestione dei manufatti contenenti amianto, sugli obblighi dei proprietari e/o dei responsabili delle attività degli edifici con presenza di questi manufatti, nonché le tipologie di intervento per la bonifica. Successivamente, sono state emanate nuove norme per lo smaltimento controllato, le regole per la mappatura e gli interventi di bonifica urgenti, è stato introdotto l’obbligo per le imprese di bonifica da amianto dell’iscrizione all’Albo nazionale dei gestori dei rifiuti (attualmente “gestori ambientali”) ed è stato emanato il regolamento relativo alla determinazione e disciplina delle attività di recupero dei prodotti e beni di amianto e contenenti amianto.

QUALI IMPIEGHI?

Di seguito sono riportati gli impieghi principali di questo materiale nell’industria, nell’edilizia, nei prodotti di uso domestico e nei mezzi di trasporto.

Industria

  • Materia prima per produrre innumerevoli manufatti e oggetti
  • Isolante termico nei cicli industriali con alte temperature (centrali termiche e termoelettriche, industria chimica, siderurgica, vetraria, ceramica e laterizi, alimentare, distillerie, zuccherifici, fonderie)
  • Isolante termico nei cicli industriali con basse temperature (impianti frigoriferi, di condizionamento) Isolante termico e barriera antifiamma nelle condotte per impianti elettrici
  • Materiale fonoassorbente

Edilizia

  • Tegole e lastre piane o ondulate di copertura di cemento-amianto
  • Pannelli esterni verticali di cemento-amianto
  • Pannelli di controsoffittatura
  • Intonaco di strutture portanti in acciaio, di pareti e soffitti con caratteristiche ignifughe, fonoassorbenti o termoisolanti
  • Rivestimento isolante o guarnizioni della caldaia
  • Coibentazione e guarnizioni delle tubazioni dell’impianto di riscaldamento
  • Rivestimento dei camini
  • Mattonelle di pavimenti vinilici
  • Colla di fissaggio di pavimenti vinilici e di pavimenti di linoleum
  • Massetto sottostante a pavimenti vinilici e di pavimenti di linoleum
  • Serbatoi idrici che potrebbero essere di cemento-amianto
  • Tubazioni di cemento-amianto per l’acqua potabile e di fognatura
  • Canne fumarie in cemento amianto
  • Materiali isolanti vari per la protezione di parti degli impianti di riscaldamento: come in caldaie, stufe, termosifoni, tubi di evacuazione fumi ecc.

Prodotti di uso domestico

  • Componenti di alcuni elettrodomestici (asciugacapelli, forni e stufe, ferri da stiro)
  • Prese
  • Guanti da forno
  • Teli assi da stiro
  • Cartoni posti a protezione da fonti di calore come stufe, ecc.

Mezzi di trasporto

  • Nei freni
  • Nelle frizioni
  • Negli schermi parafiamma
  • Nelle guarnizioni
  • Nelle vernici e mastici “antirombo”
  • Nella coibentazione di treni, navi e autobus

I manufatti contenenti amianto sono stati ampiamente utilizzati nel passato e installati almeno fino all’emanazione della legge n. 257/1992, in ambito residenziale, commerciale e in applicazioni industriali. Pertanto, il sospetto che queste strutture contengano amianto è abbastanza radicato. In tutti questi i siti è pertanto, necessario accertare l’eventuale presenza di amianto e quindi occorre conoscere, per quanto possibile, la storia del sito, la data di costruzione e le ristrutturazioni successive. Chiedendo all’occorrenza informazioni ad hoc a soggetti responsabili (proprietari, datori di lavoro, appaltatori). L’ampia gamma di manufatti contenenti amianto (si contano circa tremila applicazioni) e la variabilità delle loro tipologie che non consente di accertare la presenza di amianto a occhio nudo o dal semplice esame di un progetto di costruzione. L’unico modo per essere sicuri è sottoporre un campione del manufatto ad accurata analisi da parte di laboratorio autorizzato. In tutti i luoghi di lavoro oppure strutture in cui sono presenti Mca o almeno sospettati di contenere amianto è necessario predisporre l’inventario dell’amianto, soprattutto quando occorre effettuare lavori specialmente di ristrutturazione o addirittura di demolizione. Infatti, a questo proposito, l’articolo 248 del testo unico della sicurezza (D.Lgs. n. 81/2008) stabilisce non solo che è necessario accertare l’eventuale presenza di amianto nei manufatti, prima di effettuare lavori di demolizione o di manutenzione, ma anche che qualsiasi materiale sospettato di contenere amianto deve essere considerato come contenente amianto fino a quando non viene accertato che ne è privo. Per molti materiali, la presenza di amianto non può essere esclusa soltanto a seguito di una semplice ispezione visiva perché, molto spesso, il manufatto che contiene amianto è simile a quello che non lo contiene. Pertanto, è necessario ricorrere a tecniche analitiche che identificano la presenza di amianto nel materiale mediante esame visivo al microscopio per identificare le fibre. L’inventario dei manufatti contenenti amianto deve identificare la loro posizione nel sito, indipendentemente dal fatto che siano sospettati o confermati dal laboratorio.

Ciò premesso, il primo obbligo per il proprietario e/o il gestore delle attività di un sito qualsiasi sia esso di proprietà privata o pubblica (terreno, fabbricato residenziale, edificio per uffici, fabbricato industriale, ecc.) consiste nell’accertare la presenza di amianto perché solo così si può essere certi di privilegiare la protezione delle persone e dell’ambiente, senza incorrere in esposizioni inconsapevoli al rischio.

Pertanto, occorre individuare le strutture sospette e, prima di procedere al campionamento dei materiali, è necessario predisporre uno specifico protocollo che si può così riassumere:

  • ricerca della documentazione tecnica disponibile sulla struttura, per accertare i vari tipi di materiali usati nella sua costruzione e per rintracciare, ove possibile, l’impresa costruttrice; ispezione diretta dei materiali per identificare quelli friabili e potenzialmente contenenti fibre di amianto, e per riconoscere approssimativamente il tipo di materiale impiegato e le sue caratteristiche;
  • verifica dello stato di conservazione dei materiali friabili e valutazione delle condizioni degli eventuali rivestimenti sigillanti o dei mezzi di confinamento, per ottenere una prima stima sul potenziale di rilascio di fibre nell’ambiente;
  • acquisizione di documentazione fotografica a colori la più rappresentativa possibile del materiale da campionare, che ne evidenzi la struttura e l’ubicazione rispetto all’ambiente potenzialmente soggetto a contaminazione. Dopo aver eseguito queste verifiche preliminari, si procede al campionamento propriamente detto mettendo in atto criteri e procedure atte a garantire una sufficiente rappresentatività dei campioni evitando, oltre all’esposizione dell’operatore, la contaminazione dell’ambiente circostante.

I POSTI PIÙ “SOSPETTI”

  • Intonaco di strutture portanti d’acciaio, di pareti e soffitti con caratteristiche ignifughe, fonoassorbenti o termoisolanti
  • Pannelli esterni verticali che potrebbero essere di cemento amianto
  • Rivestimento isolante o guarnizioni della caldaia
  • Coibentazione e guarnizioni delle tubazioni dell’impianto di riscaldamento
  • Rivestimento dei camini
  • Pavimenti vinilici (nelle mattonelle, compresi eventualmente colla di fissaggio e massetto sottostante) Pavimenti di linoleum (eventualmente nella colla di fissaggio e nel massetto sottostante)
  • Tubazioni per l’acqua potabile e di fognatura che potrebbero essere di cemento-amianto
  • Materiali isolanti vari (a protezione da fonti di calore: stufe, termosifoni)
  • Tegole e nelle lastre piane o ondulate di copertura che potrebbero essere di cemento-amianto
  • Canne fumarie che potrebbero essere di cemento-amianto
  • Serbatoi idrici che potrebbero essere di cemento-amianto
  • Controsoffittature con pannelli che potrebbero contenere amianto

Gli utilizzatori di apparecchi laser e l’eventuale personale di supporto, autorizzato durante i trattamenti e le lavorazioni, deve essere formato sui rischi specifici correlati all’impiego dei laser, così come definito gli Art. 36, 37 e 184 del D.Lgs. 81/08.

Infatti il datore di lavoro deve provvedere affinché i lavoratori esposti a rischi derivanti da agenti fisici sul luogo di lavoro e i loro rappresentanti, vengano informati e formati in relazione al risultato della valutazione dei rischi.

Inoltre la Direttiva Europea 2006/25/CE del 5 aprile 2006 prevede tra gli obblighi del datore di lavoro quello di valutare, se del caso, misurare e/o calcolare i livelli delle radiazioni ottiche artificiali (ROA) ai quali sono esposti i lavoratori e successivamente determinare le necessarie azioni correttive.

La nostra proposta formativa è rivolta ai titolari e al personale dei centri estetici, tatuatori, fisioterapisti, medicina estetica, ma anche officine meccaniche che praticano il taglio laser o che utilizzano le apparecchiature laser, che non hanno ricevuto la formazione specifica in questo ambito.

Gli argomenti trattati sono:

  • Nozioni fisiche e caratteristiche generali dei sistemi laser in ambito estetico
  • Cenni sulla normativa tecnica e giuridica di riferimento
  • Effetti biologici della radiazione laser
  • Valutazione dei rischi che possono derivare dal funzionamento dei laser
  • Procedure e mezzi di controllo dei rischi
  • Caratteristiche dei locali e dei dispositivi tecnici di protezione
  • Uso dei dispositivi di protezione individuale
  • Valutazione dei rischi da esposizione laser
  • Esempi pratici di come adempiere alla normativa a partire dal manuale d’uso dello strumento LASER
  • Al termine del corso verrà rilasciato attestato di partecipazione che comprova la formazione aggiuntiva in merito a questo rischio specifico.

Il corso ha una durata di 4 ore ed è possibile organizzarlo in aula ed in Azienda

Figure Specifiche:

Tutti coloro che utilizzano/detengono laser di classe 4 devono avvalersi di un Tecnico Sicurezza Laser (TSL) o Addetto alla sicurezza laser (ASL) in possesso dei massimi requisiti imposti dalla normativa in tema di sicurezza laser.

PER OGNI INFORMAZIONE E CHIARIMENTO CONTATTARE TECNA 0521/030551

Le nostre pillole informative si rivolgono a chi utilizza e acquista macchine e attrezzature da lavoro nuove oltreché a chi adegua e acquista macchine e  attrezzature da lavoro usate.

Alcuni aspetti fondamentali sono la verifica della sicurezza macchine e attrezzature, l’analisi dei rischi da interferenze delle macchine posizionate una a fianco all’altra (CERTIFICAZIONE DI LINEE) e l’isolamento delle fonti di alimentazione di energia (schede L.O.T.O.)

Tecna è al fianco delle imprese come supporto all’applicazione delle Direttiva 42/2006, di seguito i nostri servizi:

  • elaborazione di manuali di istruzione (anche perle macchine usate)
  • procedure operative
  • procedure e schede L.O.T.O.
  • valutazione rischio macchine e attrezzature
  • verifica sicurezza macchine e attrezzature
  • certificazioni di LINEE
  • corso di formazione specifici
  • consulenza

Di seguito un’ approfondimento sulla Direttiva

La Direttiva Macchine è una direttiva europea che si applica a macchine fisse, mobili, trasportabili e di sollevamento/spostamento, anche se alcune macchine restano però escluse dal campo d’applicazione di tale direttiva.

Riferimento normativo:

  • Direttiva 2006/42/CE del 17 maggio 2006
  •  recepita ed attuata per l’Italia mediante il Decreto Legislativo 27 gennaio 2010, n. 17
  • Tale direttiva è entrata in vigore in tutta Europa il 29 dicembre 2009.

 Campo di applicazione: si applica ai seguenti prodotti

  1. a) macchine;
  2. b) attrezzature intercambiabili;
  3. c) componenti di sicurezza;
  4. d) accessori di sollevamento;
  5. e) catene, funi e cinghie progettate e costruite a fini di sollevamento come parte integrante di macchine per il sollevamento o di accessori di sollevamento;
  6. f) dispositivi amovibili di trasmissione meccanica;
  7. g) quasi-macchine.

Macchine e quasi-macchine

La direttiva individua come:

  • macchine:
    • l’insieme equipaggiato o destinato ad essere equipaggiato di un sistema di azionamento diverso dalla forza umana o animale diretta, composto di parti o di componenti, di cui almeno uno mobile, collegati tra loro solidamente per un’applicazione ben determinata;
    • l’insieme di cui al p.to precedente, al quale mancano solamente elementi di collegamento al sito di impiego o di allacciamento alle fonti di energia e di movimento;
    • l’insieme di cui ai 2 p.ti precedenti, pronto per essere installato e che può funzionare solo dopo essere stato montato su un mezzo di trasporto o installato in un edificio o in una costruzione;
    • l’insiemi di macchine, di cui ai 3 p.ti precedenti, o di quasi-macchine, che per raggiungere uno stesso risultato sono disposti e comandati in modo da avere un funzionamento solidale (CERTIFICAZIONE DI LINEE);
    • l’insieme di parti o di componenti, di cui almeno uno mobile, collegati tra loro solidalmente e destinati al sollevamento di pesi e la cui unica fonte di energia è la forza umana diretta.
  • quasi-macchine: gli insiemi che costituiscono quasi una macchina, ma che, da soli, non sono in grado di garantire un’applicazione ben determinata – ad esempio un sistema di azionamento – unicamente destinati ad essere incorporati o assemblati ad altre macchine o ad altre quasi-macchine o apparecchi per costituire una macchina

 Cosa stabilisce:

definisce i requisiti essenziali in materia di sicurezza e di salute pubblica ai quali devono rispondere le macchine sopra indicate in occasione della loro progettazione, fabbricazione e del loro funzionamento prima della loro immissione sul mercato.

La direttiva differenzia le macchine in due grandi macro gruppi:

  • macchine che devono essere certificate da enti terzi;
  • macchine che possono essere autocertificate dal produttore.

Obblighi del costruttore:

Prima di essere immessa sul mercato deve essere predisposta la seguente documentazione:

  • il Fascicolo Tecnico della Costruzione (FTC) sia disponibile (Allegato VII A). Per le quasi-macchine si parla di Documentazione Tecnica Pertinente; le procedure di valutazione e di conformità siano applicate
  • per le macchine la dichiarazione CE di conformità, mentre per le quasi-macchine la dichiarazione d’incorporazione:
  • il manuale d’uso e manutenzione;
  • Isolamento dalle fonti di alimentazione di energia: la macchina deve essere munita di dispositivi che consentono di isolarla da ciascuna delle sue fonti di alimen­tazione di energia(schede L.O.T.O.)
  • il marchio CE

Macchine escluse dalla direttiva

Sono escluse dal campo di applicazione della presente direttiva alcune macchine quali:

  • le navi marittime e le unità mobili offshore nonché le macchine installate a bordo di tali navi e/o unità;
  • gli ascensori utilizzati nei pozzi delle miniere;
  • mezzi di trasporto per via aerea, per via navigabile o su rete ferroviaria escluse le macchine installate su tali veicoli;
  • prodotti elettrici ed elettronici oggetto della direttiva Bassa Tensione (2014/35/UE) quali:
    • elettrodomestici destinati a uso domestico
    • apparecchiature audio e video
    • motori elettrici
    • apparecchiature di collegamento e di controllo a bassa tensione
  • alcune apparecchiature elettriche ad alta tensione quali:
    • trasformatori
    • apparecchiature di collegamento e di comando
    • tutte le armi (e non solo le armi da fuoco)
    • i trattori agricoli e forestali (per i rischi non trattati nella 2003/37/CE

Le denunce in calo dello 0,3% rispetto al 2017. Circa 409mila i casi accertati (-4,3%).

Nel 2018 l’Inail ha registrato poco più di 645mila denunce di infortunio. La lieve diminuzione rispetto al 2017 (-0,3%) sarebbe più accentuata se non si considerassero, per omogeneità, le “comunicazioni obbligatorie”. Dall’ottobre 2017, infatti, tutti i datori di lavoro e i loro intermediari, compresi i datori di lavoro privati di lavoratori assicurati presso altri enti o con polizze private, devono comunicare all’Istituto tutti gli infortuni che comportano un’assenza dal lavoro di almeno un giorno, escluso quello dell’evento.

  • Gli infortuni riconosciuti sul lavoro sono poco più di 409mila (-4,3% rispetto al 2017),
  • di cui circa il 19% occorsi “fuori dell’azienda”, cioè “con mezzo di trasporto” o “in itinere”.
  • Delle 1.218 denunce di infortunio mortale, in crescita del 6,1% rispetto al 2017, i casi accertati “sul lavoro” sono invece 704, il 4,5% in più rispetto all’anno precedente, di cui 421, pari a circa il 60% del totale, avvenuti “fuori dell’azienda” (35 casi sono ancora in istruttoria). Come emerge dagli ultimi dati pubblicati nella sezione “Open data” del sito Inail, nei primi cinque mesi del 2019 i casi mortali denunciati sono stati 391, due in più rispetto allo stesso periodo del 2018. Sostanzialmente stabile il numero delle denunce di infortunio sul lavoro nel complesso, che tra gennaio e maggio sono state 269.431, in crescita dello 0,04% rispetto alle 269.332 presentate all’Istituto nei primi cinque mesi dell’anno scorso.

Le malattie denunciate in aumento del 2,6%.

Le malattie denunciate nel 2018 sono state circa 59.500, il 2,6% in più rispetto all’anno precedente. Ne è stata riconosciuta la causa professionale al 37%, mentre il 3% è ancora “in istruttoria”. Le denunce riguardano le malattie e non i soggetti ammalati, che sono circa 43mila, di cui quasi il 40% per causa professionale riconosciuta. I lavoratori con malattia asbesto-correlata sono stati poco meno di 1.400, mentre quelli deceduti nel 2018 con riconoscimento di malattia professionale sono stati 1.177 (-16,4% rispetto al 2017), di cui 257 per silicosi/asbestosi (il 74% con età al decesso maggiore di 79 anni). Le rilevazioni più recenti mostrano un lieve aumento delle denunce anche nei primi cinque mesi del 2019. Le denunce di malattia professionale protocollate dall’Inail tra gennaio e maggio, infatti, sono state 27.385, 372 in più rispetto allo stesso periodo del 2018 (+1,4%).

 

Rischio di investimento e rischio di caduta

Rischio di investimento, “da parte dei mezzi o trattori agricoli, dei pedoni che si trovano a transitare nell’area di conferimento delle uve”.

Inoltre i lavori in prossimità della tramoggia “possono comportare il rischio di caduta di persone nella stessa, che per motivi logistici, può trovarsi ad una quota più bassa rispetto al piano campagna”. E in mancanza di adeguata protezione o di idonei dispositivi, “la persona potrebbe riportare lesioni conseguenti a contatto con organi lavoratori”.

Successivamente nella fase di diraspatura “i rischi per gli operatori sono bassi, in quanto la macchina lavora in automatico”. Però situazioni di pericolo “possono essere presenti durante le fasi di pulitura o manutenzione della medesima”.

Altri rischi riguardano i lavori in postazioni sopraelevate che sono legati, ad esempio, alla necessità di “raggiungere la sommità dei vasi vinari”. E “l’utilizzo di scale portatili è finalizzato, in alcuni casi, all’accesso alla parte superiore dei vasi di contenuta altezza”.

A questo proposito si segnala che “la predisposizione di passerelle e di scale fisse e portatili, dotate di regolamentari requisiti tecnici, limita il rischio infortunistico”.

I rischi chimici e i gas asfissianti

Riguardo ai rischi chimici si segnala poi che “la fermentazione tumultuosa del mosto ottenuto dalle uve produce notevoli quantità di anidride carbonica che, se non allontanate, possono determinare rilevante inquinamento in locali chiusi”.

Inoltre l’anidride solforosa, “utilizzata principalmente per le proprietà antiossigeno e per l’azione selettiva nei confronti dei lieviti, in quanto più pesante dell’aria tende ad accumularsi verso il basso. Secondo le concentrazioni e le modalità di impiego può essere tossica o irritante”.

Si indica poi che al termine dell’operazione di svinatura, “l’estrazione delle vinacce dai fermentini non dotati di raschiatore di fondo automatico, può comportare l’introduzione dei lavoratori nei vasi per effettuare un’adeguata pulizia, con conseguente esposizione a vapori etilici ed a CO2”. E l’azoto e l’argon utilizzati per il controllo della ossidazione lenta “possono costituire pericolo elevato per i lavoratori in quanto gas asfissianti”.

E anche la pulitura delle autoclavi, “pur effettuata prevalentemente dall’esterno mediante irrogazione di soluzioni detergenti sulle pareti interne, in via occasionale può richiedere l’introduzione di un lavoratore per la rimozione manuale di residui non diversamente eliminabili. In questo caso i lavoratori potrebbero essere esposti ad un’atmosfera interna contenente gas asfissianti”.

Riprendiamo un’immagine del lavoro di estrazione delle vinacce:

Si ricorda poi che le operazioni di filtrazione “possono comportare esposizione a polveri di farina fossile che, in caso abbia tra i componenti silice libera cristallina, configura un potenziale rischio silicotigeno e cancerogeno”.

Altri rischi per la sicurezza e la salute

Infine nel corso della fase di imbottigliamento “è presente un rischio infortunistico trascurabile se sulla linea sono mantenuti attivi tutti i dispositivi di sicurezza. È invece possibile esposizione ad elevati livelli di rumore”.

Senza dimenticare che nelle cantine ed in tutte le fasi lavorative “non sono escludibili i rischi infortunistici derivanti dalla presenza di pavimenti bagnati o ingombri”.

Altre fonti di pericolo sono costituite, ad esempio, da impianti elettrici non sistematicamente verificati o resi oggetto di manutenzione, dal potenziale contatto con organi lavoratori non adeguatamente segregati, dall’impiego di sostanze caustiche costituiscono ulteriori fonti di pericolo. E in ogni fase lavorativa, infine, “possono essere presenti rischi derivanti da movimentazione manuale dei carichi e da microclima non adeguato”.

Lo stress termico si verifica quando il sistema di termoregolazione dell’organismo fallisce. La temperatura dell’aria, il ritmo di lavoro intenso, la ventilazione, l’umidità, gli indumenti da lavoro, sono tutti fattori che possono concorrere allo stress termico. Inoltre, l’esposizione simultanea agli inquinanti atmosferici urbani, in particolare all’ozono, potenzia gli effetti delle alte temperature. Nel luogo di lavoro il rischio di stress termico potrebbe non essere evidente. Il corpo reagisce al caldo aumentando il flusso sanguigno cutaneo e attraverso la sudorazione. L’aumento del flusso sanguigno e l’evaporazione cutanea permettono al corpo di raffreddarsi.

Le patologie associate alle alte temperature ambientali possono essere:

  • Colpo di sole (rossore e dolore cutaneo, edema, vescicole, febbre, cefalea) – all’effetto dell’eccessiva esposizione ai raggi solari si aggiungono gli effetti del surriscaldamento e della disidratazione;
  • Crampi da calore (spasmi dolorosi alle gambe e all’addome, sudorazione);
  • Esaurimento da calore (abbondante sudorazione, astenia, cute pallida e fredda, polso debole, temperatura normale);
  • Colpo di calore (temperatura corporea superiore a 40 °C, pelle secca e calda, polso rapido e respiro frequente, stato confusionale, deliri o convulsioni, possibile perdita di coscienza). Anche gli infortuni sul lavoro possono essere correlati alle ondate di calore.

Cosa fare in caso di colpo di calore del lavoratore?

  1. Chiamare subito l’Addetto al Primo Soccorso e il 118.
  2. Assistere il lavoratore fino all’arrivo dei soccorsi: posizionarlo all’ombra e al fresco, sdraiato in caso di vertigini, sul fianco in caso di nausea, mantenendolo in assoluto riposo; slacciare o togliere gli abiti; misurare la temperatura corporea; cercare di raffreddare rapidamente il corpo, se è possibile, avvolgendolo in un lenzuolo bagnato e ventilandolo o, in alternativa, raffreddare la cute con spugnature di acqua fresca non fredda, in particolare su fronte, nuca ed estremità, ventilando e spruzzando acqua sul corpo.

Un lavoratore che indossa indumenti da lavoro protettivi ed esegue lavori pesanti in condizioni di caldo e umidità è a maggior rischio di stress termico in quanto:

  • L’evaporazione del sudore è ostacolata dal tipo di indumenti e dall’umidità dell’ambiente;
  • Il ritmo di lavoro provoca un aumento della temperatura corporea che continuerà a salire se la dispersione di calore è insufficiente;
  • All’aumento della temperatura corporea il corpo reagisce con un incremento della sudorazione e con l’eventuale rischio di disidratazione;
  • L’aumento della frequenza cardiaca sottopone il fisico a ulteriore stress;
  • Se il corpo assorbe più calore di quanto non riesca a espellere allora la temperatura corporea continuerà ad aumentare arrivando ad un punto in cui il meccanismo di termoregolazione corporea diventa meno efficacie;
  • L’effetto può tradursi in una minore capacità di rispondere agli stimoli e ai pericoli imprevisti e in un aumento della disattenzione e della deconcentrazione.

FATTORI DI RISCHIO

Fattori individuali che aumentano il rischio di effetti negativi sulla salute:

  • obesità / eccessiva magrezza;
  • età (˃ 65 anni) e sesso (˃ per le donne);
  • presenza di patologie croniche (BPCO, diabete, cardiopatie, malattie neurologiche);
  • assunzione di alcolici;
  • assunzione di alcuni farmaci;
  • gravidanza;
  • alterazione dei meccanismi fisiologici di termoregolazione;
  • scarso riposo notturno

Fattori correlati con il luogo di lavoro che aumentano il rischio di eventi avversi

  • lavoro con esposizione diretta al sole;
  • scarso consumo di liquidi/impossibilità di procurarsi da bere;
  • lavoro fisico pesante;
  • ritmo di lavoro intenso;
  • pause di recupero insufficienti;
  • abbigliamento protettivo pesante o equipaggiamento ingombrante.

LAVORATORI A RISCHIO

Molte attività lavorative si svolgono all’aperto e spesso lavorazioni complesse e pesanti sono programmate d’estate. Gli orari di lavoro spesso comprendono le ore più calde della giornata a elevato rischio di stress termico (14:00 – 17:00) e molte categorie di lavoratori non possono contare su sistemi di condizionamento dell’aria per lo svolgimento del lavoro.

I settori più esposti sono:

  • agricoltura, silvicoltura e pesca;
  • costruzioni;
  • elettricità, gas e acqua;
  • industrie all’aperto;

Categorie più a rischio sono: operai addetti a trasporto e produzione di materiali, addetti a macchinari e utensili, occupati all’aperto (manovratori, installatori, asfaltatori, cantonieri stradali, cavatori, edili, agricoltori, addetti alla pesca).

COME PROTEGGERE I LAVORATORI

Indicazioni per il lavoratore

  • Prevenire la disidratazione (avere acqua fresca a disposizione e bere regolarmente, a prescindere dallo stimolo della sete; durante una moderata attività in condizioni moderatamente calde bere circa 1 bicchiere ogni 15 – 20 minuti).
  • Indossare abiti leggeri di cotone, traspiranti, di colore chiaro, comodi, adoperando un copricapo (non lavorare a pelle nuda).
  • Rinfrescarsi bagnandosi con acqua fresca.
  • Informarsi sui sintomi a cui prestare attenzione e sulle procedure di emergenza.
  • Lavorare nelle zone meno esposte al sole.
  • Ridurre il ritmo di lavoro anche attraverso l’utilizzo di ausili meccanici.
  • Fare interruzioni e riposarsi in luoghi freschi.
  • Evitare di lavorare da soli.

Indicazioni per il datore di lavoro

  • Consultare il bollettino di previsione e allarme per la propria città (sito di riferimento: www.salute.gov/caldo).
  • Nei giorni a elevato rischio ridurre l’attività lavorativa nelle ore più calde (dalle 14.00 alle 17:00) e programmare le attività più pesanti nelle ore più fresche della giornata.
  • Garantire la disponibilità di acqua nei luoghi di lavoro.
  • Inserire un programma di acclimatamento graduale e prevedere un programma di turnazione per limitare l’esposizione dei lavoratori.
  • Aumentare la frequenza delle pause di recupero, invitare i lavoratori a rispettarle.
  • Ove possibile mettere a disposizione dei lavoratori luoghi climatizzati in cui trascorrere le pause di interruzione del lavoro.
  • Mettere a disposizione idonei dispositivi di protezione individuali (DPI) e indumenti protettivi.
  • Prima dell’estate informare e formare i lavoratori sui rischi correlati al caldo.
  • Promuovere un reciproco controllo tra lavoratori.